Piperina e le sue proprietà dimagranti.

Che cos’è la Piperina?

La piperina è la sostanza contenuta nelle spezie piccanti e che oggi viene estratta dai grani del pepe nero in cui è contenuta in grande quantità, (gli esperti dicono fra il 5 e l’8% del chicco di pepe), può essere assunta dunque sia tramite il consumo di pepe che tramite integratori alimentari. Questa sostanza è un alcaloide noto da sempre per il sapore focoso che dona agli alimenti piccanti. Oggi la piperina è un elemento principale dei più innovativi integratori naturali per dimagrire.

Piperina nella medicina

La piperina fu isolata per la prima volta nel 1820 da Hans Christian Orsted, fisico e chimico danese all’Università di Copenaghen. La sua struttura molecolare fu stabilita con laboriose sintesi di laboratorio negli anni 1882-1894. Nella medicina cinese e indiana veniva utilizzata per trattare problemi digestivi (costipazione, diarrea, dispepsia), ma anche per il trattamento di dolori artritici, malattie cardiache, angina e gangrena. Essendo un alcaloide (sostanza organica di origine vegetale dotato di grandi effetti farmacologici) essa è indicata per molte patologie ma da il meglio di se contro la formazione di cellule adipose.

Suggerimento. Quanti di coloro che cercano prodotti per dimagrire conoscono le tantissimi proprietà della piperina? Questo alcaloide estratto puro dal pepe nero, dall’aspetto cristallino incolore o giallo tenue e dal sapore amaro, fa dimagrire e non solo.

Piperina

Piperina

Piperina: proprietà e benefici

Tra le proprietà della piperina troviamo quella di stimolare la digestione e aumentare la biodisponibilità di alcuni elementi, tra cui la curcumina (il principio attivo della curcuma), il coenzima Q10 e il beta carotene, ma non solo. La piperina è nota per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antimutagene, antiproliferative. Vediamo in dettaglio i benefici che potrebbe apportare alla nostra salute.

  • Potente antinfiammatorio
  • Essendo antinfiammatorio può aiutare nel trattamento delle malattie neurodegenerative
  • Aiuta a prevenire l’arteriosclerosi 
  • Nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 
  • Riduce i livelli di colesterolo
  • Alleata del sistema cardiovascolare 
  • Aiuta nella cura di molte malattie autoimmuni.
  • Efficace contro la formazione di calcoli biliari
  • Aiuta a dimagrire in quanto stimola la digestione ed accelera il metabolismo
  • E’ diuretica;
  • Depura l’organismo;
  • Interviene su problemi digestivi come diarrea, dispepsia e costipazione;
  • Combatte problemi di pelle come l’acne;
  • Tonifica il corpo e la mente potenziando i livelli di energia;
  • Aiuta l’umore, combatte la depressione aumentando il livello di serotonina e dopamina;
  • Contrasta la formazione di cellule adipose (anti cellulite) ed è un brucia grassi naturale (termogenico);
  • La sua azione antiossidante rallenta l’invecchiamento cellulare;
  • Migliora il rilassamento muscolare;
  • Attenua i dolori articolari ed artritici ;
  • Combatte la caduta dei capelli;
  • Tiene sotto controllo la fame nervosa;
  • Favorisce l’abbronzatura perché stimola la produzione di melanina;
  • Stimola la pigmentazione della pelle (l’applicazione topica agisce soprattutto nei casi di vitiligine);
  • Aiuta a prevenire il cancro 

Le proprietà della piperina supportate da studi scientifici.

Nel 2012 sono stati pubblicati risultati di studi che dimostrano che la piperina può bloccare la formazione di nuove cellule adipose e ridurre il livello di grassi nel sangue. 

Altro effetto salutare della piperina potrebbe essere l’inibizione dell’azione delle sostanze chimiche responsabili delle mutazioni nel materiale genetico delle cellule. Studi in vitro su cellule di topi e ratti indicano che la somministrazione di piperina può inibire la crescita di tumori cancerosi.

La piperina inoltre presenta effetti antidepressivi tramite l’aumento della neurotrasmissione della dopamina e della serotonina, sostanze carenti nelle persone che soffrono di depressione. L’aumento della serotonina inoltre è il miglior alleato per le persone che stanno perennemente a dieta perché, agendo nel sistema nervoso, regola l’umore, il sonno e l’appetito.

Fa davvero dimagrire? 

Il beneficio principale resta la sua azione dimagrante. E’ un alcaloide ad azione termogenica che interviene sui disordini del metabolismo, potenzia il sistema gastrico, brucia le tossine, favorisce la produzione di enzimi ed è tonificante per corpo e mente.

In che modo fa dimagrire? E’ in grado di aumentare l’assorbimento dei nutrienti presenti nei cibi agendo sulla secrezione gastrica e sul trasporto degli stessi. In termini medici, è definito un esaltatore nutrizionale, che agevola l’assorbimento di importanti nutrienti come il beta carotene ed il coenzima Q10.

La grande capacità della piperina è quella di accelerare il metabolismo in modo naturale dando modo all’organismo di bruciare una maggiore quantità di calorie. Ha il prezioso compito di aiutare il processo di digestione e transito intestinale, due funzioni determinanti nelle diete dimagranti.

Facilita la digestione.

La piperina è in grado di favorire la digestione poiché stimola la secrezione dei succhi gastrici e aumenta le capacità dell’organismo di assimilare i nutrienti introdotti con l’alimentazione. In particolare, come abbiamo accennato all’inizio, aumenta l’assorbimento del coenzima Q10, del beta carotene e della curcumina, tutte molecole che possiedono numerose proprietà benefiche. Ma pochi sanno, che se abbinata alla Curcuma diventa un MIX micidiale per il dimagrimento.

Curcuma per dimagrire

La curcuma (Curcuma longa)

La curcuma (Curcuma longa) è una pianta erbacea, della famiglia delle Zingiberacee, originaria dell’Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, thailandese e di altre aree dell’Asia. Le foglie allungate ed ovali accolgono fiori dai cui rizomi si ottiene questa potente e pungente polvere colorata, in seguito ad una serie di lavorazioni. Oltre ad essere ricca di vitamine (del gruppo B, C, E, K) e di diversi minerali, la componente principale e più caratteristica della curcuma è la curcumina, un estratto usato anche come colorante oltre che come integratore alimentare, che racchiude in sé tantissime proprietà, rendendo la spezia utilissima per il benessere del nostro organismo, sotto differenti aspetti, compreso il dimagrimento.

Proprietà della curcuma

La curcuma ha proprietà antiossidanti (che trasformano i radicali liberi in sostanze innocue, rallentando così anche il processo di invecchiamento cellulare) e antinfiammatorie (riducendo l’espressione delle prostaglandine), nonché cicatrizzanti (in India viene applicata localmente in caso di diversi problemi epidermici), antibatteriche (impedendo che le proteine strutturali batteriche possano assemblarsi tra loro) e analgesiche; inoltre, riduce la concentrazione di colesterolo LDL e rafforza i vasi sanguigni, migliorando lo stato di salute dell’intero apparato circolatorio.

Benefici della curcuma

La curcuma, soprannominata anche la “regina delle spezie“, è un vero e proprio elisir di lunga vita e grazie alle sue numerose proprietà curative e terapeutiche, è uno dei rimedi naturali più efficaci al mondo. la curcuma gode di tantissime proprietà, che la rendono un superfood ricco e completo, scopriamo quali sono:

Proprietà principali della curcuma:

  • Previene e riduce le infiammazioni
  • Allevia i dolori articolari
  • Benefica per cervello e sistema nervoso
  • È un antidolorifico naturale
  • Protegge il fegato
  • Aiuta la digestione
  • Limita l’azione dei radicali liberi
  • Rafforza il sistema immunitario
  • Previene il diabete di tipo 2
  • Aiuta l’organismo a disintossicarsi
  • Previene le infezioni batteriche
  • Favorisce la cicatrizzazione delle ferite
  • Contribuisce all’efficacia dei farmaci antidepressivi
  • Aumenta la memoria
  • Incrementa la capacità di auto-guarigione del cervello
  • Aiuta a prevenire e a contrastare i tumori

Le Sue Proprietà Dimagranti

Le proprietà dimagranti della curcuma, sono dovute soprattutto alla curcumina, il principio attivo contenuto della curcuma, la quale gode di numerose caratteristiche che favoriscono la perdita di peso. Scopriamo quali sono queste proprietà, e come agiscono sul nostro organismo:

  • Previene il diabete
  • Tiene sotto controllo il livello di glucosio nel sangue ed evita i picchi glicemici
  • Brucia i grassi
  • Favorisce la digestione
  • Favorisce il senso di sazietà, e previene gli attacchi di fame
  • Sostiene il lavoro del fegato, e depura l’organismo
  • Aiuta a drenare i liquidi in eccesso e ad eliminare la cellulite
  • Previene e contrasta il gonfiore addominale

Il pregio della curcuma sta nel fatto che è in grado di intervenire direttamente alla radice del problema: agendo a livello delle cellule adipose, riesce ad eliminare il grasso perfino nei punti ostinati, come giro vitafianchi e cosce! Inoltre, la curcuma svolge una importante funzione nei confronti del fegato, in quanto lo aiuta a metabolizzare meglio i grassi introdotti durante i pasti, soprattutto quelli nocivi di origine animale, vegetale, zuccheri e carboidrati raffinati.

MIX micidiale per il dimagrimento.

La medicina ayurvedica, ritiene che la curcuma sia dotata di molte proprietà medicinali e molti la usano in India come antisettico per tagli, scottature e contusioni. Ma pochi sanno, che se abbinata alla Piperina diventa un MIX micidiale per il dimagrimento

Scopri quanto è utile il Coenzima Q10

Cos’è il coenzima Q10.

 

Il coenzima Q, chiamato anche ubichinone (o vitamina Q) è una molecola organica e più precisamente un benzochinone con una catena laterale isoprenica molto lunga. Ubiquitario nei sistemi biologici, è simile come struttura alla Vitamina K ed alla Vitamina E.

È universalmente presente nelle cellule degli eucarioti dove è frequente nelle membrane biologiche, e soprattutto nei mitocondri dove il CoQ10 è coinvolto nelle fasi aerobiche e nella produzione di energia, un metodo molto efficiente che in effetti costituisce il 95% della produzione energetica totale negli esseri umani.

 

Le funzioni del coenzima Q10.

 

Come detto, il coenzima Q10 interviene in molti processi necessari per la salute del nostro organismo. Sostanzialmente, però, la sua azione complessiva si articola attraverso tre funzioni principali:

  • funzione cardioprotettiva: l’ubiquinone è fondamentale per il muscolo cardiaco, organo che necessita di moltissima energia per poter funzionare in maniera efficiente. La maggiore concentrazione di energia apportata dal Q10 incrementa la circolazione cardiovascolare
  • funzione citoprotettiva: il coenzima Q10 protegge le cellule dall’aggressione di elementi esterni, contribuendo al benessere del sistema immunitario
  • funzione neuroprotettiva: la vitamina Q agisce sul tessuto nervoso, sistema ad alto consumo energetico, regolandone l’equilibrio e contrastando l’insorgenza di malattie neurodegenerative

Coenzima Q10: proprietà.

 

Questa molecola ha notevoli proprietà benefiche sull’organismo. In particolare:

  • stimola il sistema cardiocircolatorio: Il Coenzima Q10 esercita complessivamente un’azione benefica sul cuore, poiché aumenta la bioenergia delle cellule, riducendone lo stress ossidativo e determinando un effetto vasodilatatore
  • svolge un’azione antiossidante: aiuta a contrastare lo stress ossidativo prodotto dai radicali liberi. Questa proprietà si rivela molto utile a ridurre i sintomi del morbo di Parkinson. Se somministrato ad alti dosaggi nei pazienti in cui la malattia non è ancora in stato avanzato, il coenzima Q10 aiuta a mantenere il controllo dei movimenti.
  • ha proprietà antinvecchiamento: contrasta la perdita di elastene e collagene, rallentando la formazione di rughe e favorendo il mantenimento del tono cutaneo. In virtù di questa azione antiage, il coenzima Q10 trova impiego come ingrediente di creme antirughe e sieri per il contorno occhi
  • rafforza il sistema immunitario: aiuta a contrastare le infezioni e la formazione di radicali liberi, stimolando la funzionalità delle difese naturali dell’organismo
  • contrasta il diabete: il coenzima Q10 interviene nella regolazione dell’insulina, contribuendo a ridurre i livelli di zucchero nel sangue anche del 30%
  • esercita una funzione ipotensiva: in caso di ipertensione, aiuta a ridurre i valori della pressione arteriosa
  • regolarizza i livelli di colesterolo: aiuta a diminuire il tasso di LDL (colesterolo cattivo) nel sangue e lo protegge dal processo di ossidazione che nel lungo periodo comporta la formazione di placche e l’insorgere dell’arteriosclerosi.
  • contrasta la stanchezza e l’astenia: aumenta l’energia disponibile per le cellule, favorendo anche la trasformazione e il rilascio di quella assunta attraverso l’alimentazione.
  • stimola il metabolismo: aiuta la respirazione cellulare, in modo tale che l’organismo, utilizzando più energia, bruci un maggior quantitativo di grassi immagazzinati
  • aiuta a sopportare la fatica: il Q10 è particolarmente utile per coloro che praticano attività sportiva, in quanto l’aumento del livello di energia consente una migliore tolleranza dello sforzo fisico. Recenti lavori avrebbero attribuito al Coenzima Q10 un ruolo prezioso nel miglioramento della performance atletica. La riduzione della sensazione di fatica, una riduzione del rischio di infortuni ed un marcato calo delle concentrazioni ematiche di marcatori del danno ossidativo, costituirebbero i principali meccanismi d’azione del Coenzima Q10 in ambito sportivo.
  • Sempre in virtù delle sue proprietà antiossidanti, il coenzima Q10 trova ampio impiego anche in vari prodotti di bellezza, come creme per la pelle con effetto antirughe o i sieri per il contorno occhi, con l’obiettivo di contrastare l’invecchiamento cutaneo e restituire elasticità e turgore ai tessuti cutanei.

 

Dove possiamo trovare il coenzima Q10:

 

 Il coenzima Q10 è contenuto in molti alimenti di origine vegetale, ma si trova in altissime concentrazioni anche nei pesci grassi e nelle carni di organo. Tra gli alimenti che ne contengono un buon quantitativo, ci sono:

  • germe di grano
  • soia
  • crusca
  • cereali integrali
  • noci
  • arachidi
  • spinaci
  • broccoli
  • oli vegetali
  • sardine
  • sgombro
  • salmone
  • tonno
  • carne di fegato
  • pollo
  • uova

Suggerimento.Il pepe, inoltre, interagisce positivamente col Q10, poiché la piperina in esso contenuta è in grado di aumentare l’assorbimento plasmatico del principio attivo.

 

Carenza di coenzima Q10.

 

Nonostante sia prodotto dal nostro corpo e sia possibile integrarlo con l’alimentazione, ci sono alcuni fattori che contribuiscono a determinare un insufficiente livello di ubiquinone. Tra questi:

  • Invecchiamento: dopo i 35-40 anni, proprio quando ne avremmo maggiormente bisogno, il nostro organismo produce minori quantità di vitamina Q
  • Malnutrizione: una dieta sbilanciata, ricca di grassi, zuccheri e alimenti raffinati, può portare a una carenza di Q10
  • Patologie: in presenza di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, patologie dell’apparato cardiovascolare, tumori e diabete, la concentrazione di Q10 si riduce considerevolmente
  • Interazione con farmaci: in alcuni casi, l’assunzione di alcuni medicinali può comportare una diminuzione del Q10 contenuto nelle nostre cellule. Ad esempio le statine, utilizzate nel trattamento del colesterolo LDL, utilizzano le stesse vie metaboliche del coenzima Q10. Pertanto, una riduzione dell’LDL determina automaticamente una riduzione del livello di ubiquinone.

 

Deficit di coenzima Q10.

 

La carenza di vitamina Q non va confusa con la condizione di deficit di Q10, che è una malattia ereditaria, in cui si verificano mutazioni in alcuni geni che sintetizzano il coenzima. Di questa malattia esistono 3 forme: una colpisce principalmente i reni, la seconda forma interessa i muscoli, mentre la terza colpisce il cervelletto e provoca convulsioni e difficoltà nei movimenti. Fortunatamente si tratta di una malattia rara, che si manifesta già durante l’infanzia.

Insufficienza cardiaca

Nonostante la capacità dell’organismo di sintetizzare il CoQ10, è possibile avere delle carenze. Il cuore è, tra i tessuti dell’organismo, uno dei più attivi metabolicamente, di conseguenza una carenza di CoQ10 influisce soprattutto su questo organo e porta a insufficienza cardiaca.

La carenza potrebbe essere il risultato di un’insufficiente sintesi di CoQ10 dovuta da deficit nutrizionali, da difetti genetici o acquisiti della sintesi del CoQ10 o da un aumentato fabbisogno dei tessuti. Non c’è una forte evidenza che le vitamine o altri integratori possano aiutare a trattare l’insufficienza cardiaca. Essi sono utilizzati assieme alle medicine nei trattamenti di insufficienza cardiaca, ma mai al posto del trattamento.

Cancro

Nel 1961, gli scienziati hanno visto che le persone con il cancro avevano poco CoQ10 nel loro sangue. Hanno trovato bassi livelli di CoQ10 nel sangue di persone affette da mieloma, linfoma, tumori del seno, del polmone, della prostata, del pancreas, del colon, del rene, della testa e del collo. Alcune ricerche suggeriscono che il CoQ10 aiuta il sistema immunitario e può essere utile come trattamento secondario per il cancro.

  • CoQ10 potrebbe limitare i danni al cuore causati dal farmaco antitumorale doxorubicina.
  • Tre studi hanno esaminato l’uso di CoQ10 in sinergia con il trattamento convenzionale per il cancro. I tre studi riguardavano un totale di 41 donne con cancro al seno. Le donne presentavano miglioramenti in tutti gli studi.

Per il National Cancer Institute (NCI) si tratta di evidenze troppo deboli.

 

Controindicazioni.

 

In presenza di patologie gravi, se assunto in concomitanza a determinati farmaci, l’integratore di Q10 potrebbe scatenare reazioni allergiche. In particolare, ne è sconsigliata l’assunzione ai soggetti in terapia con:

  • antidiabetici
  • chemioterapici
  • anticoagulanti
  • ipertensivi
  • betaxololo (usato nel trattamento di angina pectoris, ipertensione e glaucoma)

In questi casi, un eventuale ricorso all’integrazione del Q10 deve essere preventivamente concordato col proprio medico curante.

La sua somministrazione infatti potrebbe interferire con i medicinali, attenuandone l’efficacia o amplificandone gli effetti, compresi quelli secondari.

Nel caso dei farmaci antidiabetici, ad esempio, è importante tener presente che il coenzima Q10, avendo la capacità di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, potrebbe potenziarne l’effetto ipoglicemizzante.

Inoltre, l’integrazione di Q10 è sconsigliata in gravidanza e allattamento, in quanto non esistono studi scientifici che ne dimostrino gli effetti prodotti in tali particolari circostanze.

 

Come usare il Coenzima Q10.

 

Il Coenzima Q10 viene normalmente utilizzato a dosaggi compresi tra i 30 ed i 100 mg al giorno, anche se talvolta vengono consigliati quantitativi più generosi, fino ai 300 mg/die.

Dal momento che stiamo parlando di un elemento altamente idrofobico, che sfrutta la sua liposolubilità per trasportare elettroni nella membrana interna dei mitocondri, il Coenzima Q10 viene assorbito in maniera più efficace se assunto insieme ad un pasto ricco di lipidi. Se ne consiglia pertanto l’assunzione durante i pasti.

 

Se avete utilizzato il coenzima Q10 scrivete nei commenti come vi siete trovati.

Vitamina D – Scopriamo i benefici

Importanza della Vitamina D per la salute.

 

Il nostro corpo ha bisogno ogni giorno di 90 nutrienti, di questi, 60 sono minerali, di cui 17 essenziali, 16 sono vitamine, 11 sono aminoacidi essenziali, 3 sono gli acidi grassi essenziali, sono 4 i gruppi di micronutrienti. Non sono solo vitamine, non sono solo i minerali, sono questi quattro gruppi e ogni quanto li necessiti? Ne abbiamo bisogno TUTTI i giorni. Non c’è una sola funzione del tuo corpo nella quale non sia coinvolto uno di questi micronutrienti. Il corpo funziona grazie a loro, tutte le reazioni e tutte le strutture hanno bisogno di micronutrienti per stare bene.

Oggi vediamo in concreto a cosa serve la vitamina D e quali sono le proprietà e i benefici per la salute. La vitamina D, una volta era legata solo alle patologie ossee, come  il rachitismo e l’osteoporosi, ora è riconosciuta come uno dei principali fattori per la salute umana.

 

Vitamina D: a cosa serve  I benefici per la salute.

 

Tutti conosciamo i benefici della vitamina D, ovvero che fa bene alle ossa e tutti sappiamo che il sole svolge un determinato ruolo. Ma oltre questo? Cos’altro sappiamo della vitamina D? A cosa serve e soprattutto dove si trova?

Sapete ad esempio che fa bene anche al cuore ed al cervello? Esattamente sapete in quali cibi si trova? E quanto tempo è necessario restare al sole perché se ne assorba la giusta quantità?

Esistono 5 forme differenti di vitamina D, vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Due sono più importanti: una è la D2 che viene sintetizzata dalle piante ed una è la D3 che viene sintetizzata dall’uomo quando questi si espone ai raggi del sole.

Suggerimento. La carenza di vitamina D può influenzare 36 diversi organi del corpo umano, la sua presenza influenza 2000 dei 30000 geni presenti nel nostro corpo.

I benefici per la salute.

 

Vediamo in concreto a cosa serve la vitamina D e quali sono le proprietà e i benefici per la salute:

  • mantiene costanti i livelli di calcio e fosforo;
  • favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale;
  • protegge l’apparato scheletrico dall’osteoporosi;
  • combatte l’ipertensione;
  • previene il cancro e alcune malattie autoimmuni;
  • previene il rachitismo e le malformazioni scheletriche;
  • aiuta a combattere la psoriasi;
  • aiuta a lenire i dolori muscolari;
  • combatte l’iperparatiroidismo;
  • combatte l’osteodistrofia;
  • contrasta il diabete di tipo 1 e 2;
  • riduce l’incidenza della sclerosi multipla;
  • riduce il disturbo affettivo stagionale;
  • protegge i denti

Malattie cardiovascolari

La vitamina D è molto importante per ridurre l’ipertensione, la cardiopatia aterosclerotica, infarto e ictus. La carenza di vitamina D aumenta il rischio di infarto del 50 %.

Malattie autoimmuni

La vitamina D è un potente modulatore immunitario, rendendola molto importante per la prevenzione di malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla (SM) e l’infiammazione intestinale che è alla radice della maggior parte dei disturbi autoimmuni.

Malattie neurodegenerative

La Vitamina D attiva molti neurotrasmettitori cerebrali e aumenta la capacità dei neuroni di utilizzare il glucosio che è il combustibile dei neuroni e nello stesso tempo annulla tutti i processi infiammatori. Nelle forme di Alzheimer iniziali ci si può aspettare un’ ottima risposta terapeutica ma anche nelle forme avanzate si ha una risposta molto positiva e ancora di più se associata a cambiamenti alimentari e integrazione con ulteriori nutrienti.

Infertilità

La vitamina D può contribuire a stimolare la produzione di ormoni tra cui il testosterone e il progesterone, ed è stato dimostrato che può aumentare la fertilità negli uomini e nelle donne. La vitamina D è anche associata alla qualità dello sperma negli uomini e può migliorare la frequenza mestruale nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico.

Riparazione del DNA e processi metabolici

Uno degli studi di Holick ha mostrato che i volontari sani che assumono 2.000 UI di vitamina D al giorno per un paio di mesi regolano 291 geni diversi che controllano fino a 80 diversi processi metabolici. Alcuni di questi processi aiutano a migliorare la riparazione del DNA e ad aumentare la funzione immunitaria, mentre altri influenzano l’autossidazione (ossidazione che si verifica in presenza di ossigeno e/o radiazioni UV, che ha implicazioni nell’invecchiamento e nel cancro, per esempio).

Emicrania

Recenti ricerche suggeriscono anche, che la vitamina D può avere un ruolo nella emicranie. I ricercatori dell’ospedale dei bambini, il Medical Center di Cincinnati, ha scoperto che molti di coloro che soffrono di emicrania hanno carenze di vitamina D, riboflavina (B2) e il coenzima Q10.

Disturbi psicologici e mentali

La vitamina D svolge un ruolo importante nella neurotrasmissione, e una sua carenza  è stata associata a una serie di disturbi neurologici e cerebrali, tra cui la disfunzione cognitiva,  la malattia di Alzheimer (in uno studio, quelli che erano più carenti di vitamina D avevano un 31% di rischio maggiore di soffrire di declino neurocognitivo), la schizofrenia, il morbo di Parkinson, ictus, epilessia e depressione.

Raffreddore e influenza

La vitamina D ha potenti capacità di lotta contro le infezioni e può essere utile sia per la prevenzione sia per il trattamento della tubercolosi, polmonite, raffreddori e influenza. Secondo uno studio infatti la vitamina D è 8 volte più efficace dei vaccini antinfluenzali.

Diabete ed obesità

Numerosi studi hanno dimostrato che la vitamina D è un fattore fondamentale necessario per la normale secrezione di insulina e che migliora la sensibilità di questo ormone. L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che riveste un ruolo fondamentale nel controllo del peso corporeo, della glicemia e quindi nell’insorgenza del diabete e malattie cardiovascolari.

Depressione

Uno studio pubblicato su FASEB Journal ha dimostrato che la vitamina D agisce sul gene TPH2 e trasforma il triptofano in serotonina ed attiva anche gli ormoni ossitocina e vasopressina. Tutto questo cambiamento ormonale ha un effetto grandioso sulla depressione.

Ipotiroidismo

Per chi soffre di ipotiroidismo, la Vitamina D è particolarmente importante essendo essenziale per la funzionalità della ghiandola, tanto che  il trattamento farmacologico potrebbe non funzionare senza l’adeguata presenza di Vitamina D. Inoltre un eccesso di calcio agisce negativamente sulla tiroide (stimola la funziona paratiroidea antagonista di quella tiroidea) e questo eccesso di calcio nel plasma sanguigno avviene perché c’è una carenza di vitamina D.

Osteoporosi

La vitamina D è necessaria sia per assicurare un buon assorbimento di calcio nell’intestino, sia per la corretta mineralizzazione dell’osso. La vitamina D permette la fissazione del calcio e quindi previene efficacemente osteoporosi, fratture, rachitismo e carie dentali.

Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari, dalle più lievi alle più gravi come la celiachia, sono legate ad un problema di permeabilità intestinale per cui le particelle del cibo indigerito passano la barriera intestinale entrano nel flusso sanguigno ed essendo degli intrusi stimolano una reazione immunitaria oltre che indigestione e tanti effetti negativi a livello fisico e mentale. E’ dimostrato che la carenza di vitamina D provoca l’indebolimento delle ginture della barriera intestinale facendola diventare permeabile. Integrare la vitamina D permette di riparare l’intestino ed eliminare l’infiammazione, risolvendo così il problema dell’intolleranza alimentare con tutti i sintomi digestivi che ne conseguono.

Cancro

Secondo uno studio su larga scala, livelli ottimali di vitamina D possono ridurre drasticamente il rischio di cancro di ben il 60%. Mantenerli così può aiutare a prevenire almeno 16 diversi tipi di cancro, tra cui del pancreas, del polmone, dell’ovaio, della prostata e tumori della pelle. Infatti alzando la concentrazione sierica di 25(OH)D a 40 ng/ml si  può diminuire il rischio di tumori invasivi del 67%!

Una prova convincente sostiene che l’ottimizzazione della vitamina D può ridurre il rischio di morte per qualsiasi causa, rendendola una componente fondamentale di una salute ottimale. La vitamina D in realtà non è una vitamina a tutti gli effetti, ma un potente ormone neuro steroideo. E’ stato chiarito che la carenza di vitamina D è causa di un aumento delle epidemie in tutto il mondo e sta contribuendo a molte malattie croniche debilitanti.

I livelli di vitamina D nel sangue scendono al loro punto più basso durante le stagioni invernali. Se i livelli di vitamina D sono insufficienti, non vi sarà  protezione da antibiotici prodotti dal proprio organismo (peptidi antimicrobici). Questo conferma che una persona con un basso livello di vitamina D è più vulnerabile ai raffreddori, all’influenza e alle altre infezioni delle vie respiratorie.

Vitamina D: dove si trova, gli alimenti più ricchi e consigli.

 

Si parla molto del sole legato alla vitamina D, perché? Perchè la vitamina D3, che è quella che sintetizza il nostro corpo è inattiva e quest’attivazione che avviene nel fegato, nella pelle e nei reni avviene mediante le radiazioni solari. L’esposizione al sole richiede almeno quindici o venti minuti al giorno, anche solo viso e braccia.

Dunque due sono le fonti a cui può attingere la vitamina D il nostro corpo:

  • raggi solari
  • alimentazione

Per quanto riguarda l’alimentazione, ecco quali sono i cibi più ricchi di vitamina D:

  • trota
  • sogliola
  • sgombro
  • salmone
  • pesce spada
  • storione
  • tonno e sardine
  • le uova (tuorlo)
  • latte
  • burro
  • fegato
  • carne di pollo, anatra, tacchino
  • cereali
  • verdure verdi
  • olio di fegato di merluzzo
  • anguilla
  • storione
  • uova di pesce
  • aringhe
  • funghi
  • soia
  • frutti di mare
  • ricotta

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D.

 

Per avere una corretta assunzione e dunque soddisfare il fabbisogno, la persona deve seguire un’appropriata dieta ed esposizione al sole.

Adulti: le dosi consigliate sono di 5 microgrammi al giorno per tutti gli individui sotto dei 50 anni. Dai 50 ai 70 anni, 10 microgrammi al giorno e 15 microgrammi dai 70 in su.

Bambini sotto i 18 anni: per i neonati fra i 6 e gli 11 mesi l’apporto sotto forma di integratori non dovrebbe essere inferiore a 10 mg al giorno. Nell’adolescenza ugualmente l’apporto non dev’esser inferiore ai 10 mg.

 

Vitamina D: effetti collaterali e sintomi di carenza.

 

Nelle persone che assumono troppa vitamina D si è riscontrata sonnolenza diurna. Un’eccessiva assunzione può inoltre comportare:

  • ipercalcemia (che a sua volta produce nausea, vomito e anoressia, sonnolenza, sete, vertigini; 
  • malattie renali;
  • sarcoidosi;
  • tubercolosi;

Attenzione: i pazienti che sono in cura per malattie renali croniche dovrebbero evitare di associare magnesio e vitamina D. La vitamina D può anche interferire con farmaci anti-convulsivanti, ipocolesterolemici, cortisonici, alcuni lassativi e diuretici.

Per quanto riguarda la carenza, attraverso le analisi del sangue si possono riscontrare i valori, ma comunque si manifesta con:

  • riduzione sierica di calcio e fosforo;
  • rachitismo (rammollimento nelle regioni occipitali, temporali e parietali, ritardo nella chiusura della fontanella anteriore, ginocchio valgo, incurvamento delle gambe, ipertrofia delle cartilagini);
  • osteomalacia (debolezza muscolare, dolori alla schiena, fragilità ossea, bassa densità ossea, rischio frequente di fratture);
  • debolezza muscolare;
  • dolori addominali.

I produttori di creme solari e prodotti dermatologici hanno creato, con i loro messaggi pubblicitari (anche mascherati nelle riviste di salute e benessere più o meno scientifiche), la paura per i presunti effetti negativi del sole.

Questo fattore, combinato con la tendenza generalizzata a trascorrere più tempo in casa durante il lavoro e il tempo libero, ha determinato nelle persone una carenza diffusa di vitamina D.

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Boswellia è una pianta cara alla fitoterapia. Le proprietà e i benefici .

Principi attivi della boswellia.

 

L’olio essenziale, estratto dalla resina trasudata dalla corteccia di questo albero, è ricco di numerosi acidi triterpenici pentaciclici (principi attivi). tra cui il più caratteristico è l’acido acetil-11-cheto-beta-boswellico (AKBA), su cui oggi si focalizza la maggior parte degli studi.

 

Proprietà della boswellia.

 

La Boswellia è conosciuta e utilizzata in campo ayurvedico per le sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche. Dal tronco e dai rametti della boswellia si estrae una gommoresina ricca in acidi boswellici, acidi tetraciclici e polisaccaridi in grado di svolgere una potente azione antinfiammatoria e analgesica su diverse patologie del sistema osteoarticolare. Questa azione si manifesta attraverso una riduzione del dolore e del gonfiore e con il miglioramento delle motilità delle articolazioni.  

Questi principi attivi infatti, ostacolano l’azione di un enzima (5-lipossigenasi) responsabile della produzione di sostanze che facilitano i processi infiammatori. Inoltre, sono in grado di inibire le elastasi, enzimi fortemente distruttivi, che attaccano e deteriorano la parte elastica dei tessuti nei quali è in corso un processo infiammatorio; e di impedire l’infiltrazione dei leucociti polimorfonucleati, che contribuiscono alla distruzione del tessuto connettivo.

 

I benefici per articolazioni.

 

Per questa azione antinfiammatoria, la boswellia è impiegata con successo nel trattamento dell’artrite, dell’osteoartrite e dell’artrite reumatoide, senza presentare gli effetti collaterali sulla mucosa gastrica dei farmaci dall’azione simile, impiegati tradizionalmente nella cura di questi disturbi.

Il suo utilizzo è consigliato nel trattamento di infiammazioni locali, disturbi degenerativi delle articolazioni, ridotte capacità motorie mattutine, dolori muscolari,reumatismi, artrosi, infiammazione dei tessuti molli come tendiniti, miositi e fibromialgia. Per uso esterno si può trovare come ingrediente di pomate e unguenti da spalmare sulle articolazioni doloranti. La ricerca dimostra che l’uso di boswellia potrebbe ridurre il dolore alle articolazioni dal 32% al 65%. 

La boswellia è indicata soprattutto per il trattamento di:

  • Osteoartrite
  • Artrite reumatoide
  • Dolore alle articolazioni (reumatismi)
  • Borsite e tendinite.

 

Proprietà ed Efficacia.

 

La Boswellia viene normalmente impiegata sia per uso topico che sistemico. Le dosi variano a seconda del disturbo da trattare così come dalle specifiche caratteristiche del soggetto, di conseguenza ci si affidi a medico ed erborista per comprendere quale sia l’assunzione più compatibile con il proprio organismo. Di seguito, gli impieghi generali più diffusi.

  • Pelle: la Boswellia è spesso impiegata in trattamenti cosmetici ed estetici, poiché la sua azione antisettica potrebbe contenere disturbi come l’acne e la dermatite seborroica, ma anche arrossamenti dovuti agli sbalzi di temperatura e a rari episodi di orticaria. In questi casi, l’applicazione è ovviamente topica;
  • Vie respiratorie: la ricchezza di acidi triterpenici limita la proliferazione di batteri e altri agenti esterni, quindi il rimedio può essere indicato per trattare le patologie transitorie delle vie respiratorie – come tosse e raffreddore – tipiche della stagione fredda;
  • Sistema immunitario: gli effetti della pianta si manifesterebbero anche a livello di sistema immunitario, soprattutto per contrastare alcune malattie autoimmuni come il Morbo di Chron e l’asma, ma anche per i reumatismi e le artrosi;
  • Tumori: secondo alcuni test clinici preliminari, la pianta limiterebbe la riproduzione di alcune cellule tumorali, ma il preciso meccanismo di questa azione sembra non essere ancora del tutto noto. Saranno infatti necessari ulteriori test di conferma per capire le stesse doti possano essere replicate nell’organismo umano, quindi i pazienti non abbandonino le classiche indicazioni farmacologiche per rincorrere una speranza al momento tutt’altro che confermata.
  • La boswellia è considerata una delle piante ‘amiche’ della donna, per cui  è curativa e lenitiva dei tipici disturbi legati al ciclo mestruale. Poiché gli acidi boswellici agiscono sul processo infiammatorio, per prevenire l’insorgere dei disturbi del ciclo la boswellia va assunta almeno 5-6 giorni prima del ciclo stesso.

Disponibile sia in incenso che in olio, la Boswellia viene distribuita anche sotto forma di integratori in compresse, ricchi degli acidi poc’anzi citati.

 

Gli effetti collaterali.

 

Dalle applicazioni più disparate, dalla somministrazione topica per la salute della pelle al trattamento dell’artrosi, l’assunzione può però avere effetti collaterali. Per questo motivo, prima di iniziare un percorso di automedicazione, si deve consultare il medico curante, soppesando quindi rischi e benefici nonché le eventuali interazioni con altri medicinali in corso d’assunzione.

 

Dosi e Modo d’Uso.

 

Come usare la boswellia? Ancora insufficienti sono i dati presenti in letteratura relativi allo studio delle proprietà farmacocinetiche e tossicologiche della Boswellia serrata, con dosaggi utilizzati molto differenti tra i vari studi, soprattutto in base alla titolazione del principio attivo presente nell’estratto.

Generalmente, considerando prodotti titolati al 30-60% in acido beta-boswellico, l’assunzione di 300-1.000 mg al giorno di estratto secco in compresse o capsule lontano dai pasti, distribuito su 2 o 3 assunzioni giornaliere di Boswellia serrata dovrebbe risultare già sufficiente a garantire un primo effetto terapeutico.

Tintura madre 30-40 gc da assumere 2 volte al giorno lontano dai pasti.

Esiste anche l’olio essenziale di boswellia, noto come olio essenziale di intenso, che è antisettico e antireumatico, utile anche in caso di tosse, raffreddore e per riequilibrare il sistema nervoso.

Per fare un bagno rilassante all’olio essenziale di incenso, che distende la mente e purifica la pelle, vi occorrono:

  • 1 bicchiere di latte
  • 1 cucchiaio di miele
  • 5 gocce di o.e. di incenso

Preparazione. Unite l’olio essenziale al miele e amalgamate bene i due ingredienti, quindi unite il latte mescolando bene, per finire versate il composto nell’acqua calda della vasca appena prima di fare il bagno.

 

 

Curcuma: la spezia ayurvedica per eccellenza

La Curcuma Longa.

 

La radice di curcuma venne scoperta migliaia di anni fa. È una spezia dorata dalle preziose proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, cicatrizzanti, digestive e depurative. Scopriamone insieme i benefici principali per la nostra salute.

La Curcuma è una pianta erbacea perenne, dal caratteristico rizoma di colore giallo, originaria dell’Asia meridionale, India e Indonesia. Questa spezia è nota anche con il nome di “zafferano delle indie” ed è largamente utilizzata nella cucina indiana e mediorientale. Si ricava da una pianta chiamata Curcuma Longa, coltivata principalmente nel sud dell’India. Questa radice si impiega da oltre 5000 anni nella medicina ayurvedica come depurativo generale, digestivo, antinfiammatorio, contro la dissenteria, artrite e disturbi epatici. La radice contiene curcumina, proteine, glucosio, vitamina C e fruttosio.

Sancite le origini e le caratteristiche nutrizionali della curcuma, passiamo ad occuparci delle sue proprietà benefiche, cominciando da quella antinfiammatoria: questa spezia può infatti dare una mano al nostro organismo nel ridurre i meccanismi infiammatori, e in particolar modo quelli che coinvolgono le articolazioni.

Svolge inoltre una importante funzione depurativa, supportando il nostro corpo nel processo di espulsione delle tossine, e un’azione coleretica, incrementando la produzione della bile e favorendo il passaggio verso il duodeno. La curcuma è inoltre un noto elemento antiossidante e antitumorale, cicatrizzante e digestivo. Tra le sue altre proprietà, spiccano quella di stabilizzatore glicemico, antibatterico, antistaminico, immunostimolante, sebo regolatore, lenitivo, e protettore cardiovascolare. Insomma, un vero e proprio portento per il nostro organismo, ben noto agli appassionati di medicina ayurvedica, e in grado di essere assunto attraverso qualche ghiotta ricetta.

 

Rimedio naturale contro l’artrite.

 

Le ormai conosciutissime proprietà anti-infiammatorie della curcuma sono ottime per trattare l’osteoartrite e l’artrite reumatoide. Questo è possibile anche agli antiossidanti che la spezia contiene al suo interno i quali combattono i radicali liberi e offrono, così, sollievo dai dolori articolari. Ha un buon effetto anche contro le infiammazioni alle articolazioni.

 

Mantiene il diabete sotto controllo.

 

La curcuma può essere utilizzata nel trattamento del diabete. Infatti, offre il suo supporto nel tenere in moderazione i livelli di insulina. È anche in grado di migliorare il controllo del glucosio e di aumentare l’effetto dei farmaci utilizzati per trattare il diabete.

Un altro notevole vantaggio è l’efficacia della curcuma nel ridurre la resistenza all’insulina. Questo può prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2. Tuttavia, se la spezia entra in contatto con farmaci dall’elevata potenza, potrebbe causare l’ipoglicemia (bassi livelli di zucchero nel sangue). Prima di ingerirla in questo caso, sarebbe consigliabile consultare il proprio medico che saprà indicarvi qual è la soluzione più adatta per voi.

 

Riduce i livelli di colesterolo.

 

Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che utilizzare la curcuma come condimento nell’alimentazione può ridurre i livelli di colesterolo cattivo. Ciò è molto importante in quanto mantenere al proprio posto il colesterolo previene molte malattie dell’apparato cardiovascolare.

 

Supporta il sistema immunitario.

 

La curcuma contiene una sostanza nota come lipopolisaccaride, capace di contribuire a stimolare il sistema immunitario. Questo si deve anche alle proprietà antibatteriche, antivirali e antimicotiche della spezia che lo rafforzano, formando così una squadra vincente. Infatti, un sistema immunitario forte e che funziona bene riduce le probabilità di contrarre influenza, raffreddore e tosse. Per una prevenzione completa noi consigliamo di mescolare un cucchiaio di curcuma in polvere in un bicchiere di latte caldo e di berne una volta al giorno, specialmente nelle fredde giornate d’inverno.

 

Aiuta la cicatrizzazione delle ferite.

Come agente antisettico e antibatterico naturale, la spezia può essere usata come disinfettante naturale. In caso di tagli o scottature, potete cospargere sulla ferita della polvere di curcuma per accelerarne il processo di guarigione. La curcuma aiuta anche a riparare la pelle danneggiata ed è possibile utilizzarla per il trattamento della psoriasi e di altre condizioni infiammatorie della pelle.

 

Dimagrire con la curcuma.

 

La curcuma in polvere è molto utile per mantenere un peso ideale. Lo si deve grazie a un componente presente al suo interno che aumenta il flusso della bile e viene coinvolto nella ripartizione dei grassi alimentari. Ciò non significa che con la curcuma si dimagrisce, ma se arricchite i vostri pasti con un cucchiaino di curcuma in polvere potrete contare su un ottimo alleato (questo sempre se associato ad una leggera attività fisica ed una dieta equilibrata).

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Bevande per sportivi, servono davvero?

Perche è importante reidratarsi?

 

Da sole non sono sufficienti per reintegrare le perdite dovute a un’attività fisica prolungata. In realtà serve qualcosa che nelle bottigliette quasi non c’è. Fai attenzione: le bevande per sportivi non vanno confuse con le bevande energetiche.

Per alcuni è il momento migliore della giornata, quello dell’allenamento. Il cuore accelera e la mente si rilassa. E anche quando si finisce il beneficio rimane. Merito di una bella sudata, delle endorfine rilasciate, dell’aria aperta. Chi fa sport, lo sa: non c’è niente di più appagante della sensazione benefica data dall’attività sportiva, che si tratti di una corsa, una pedalata in bici o una partita di tennis.

Ma c’è anche un’altra cosa che dovrebbe essere chiara a chi fa sport: quanto più si chiede al fisico durante l’allenamento, tanto più gli si deve restituire quando lo si termina. Nel dopo, il corpo ha bisogno di ristoro: per lo sportivo è importante reidratarsi, ripristinare il livello idrosalino e recuperare nuove riserve di carboidrati. Come fare? Gli sport drink sono in grado di assolvere a questo compito? A volte non lo sono. Quando serve, bisogna integrare in altro modo. Scopriamo come.

 

Mangiare e bere bene, sempre.

 

Una corretta alimentazione non garantisce automaticamente una buona prestazione sportiva, ma un’alimentazione scorretta e uno stile di vita poco sano compromettono quasi sicuramente i risultati anche dello sportivo più infaticabile. Non è necessario seguire un regime alimentare particolare, ma si deve assumere una dose adeguata di carboidrati, la fonte principale di energia, sia durante l’esercizio sia nella fase di recupero. Che cosa si intende per dose adeguata? Dipende dallo sforzo e dalla durata dell’attività fisica.

 

La regola dell’ora.

 

Per facilità vi proponiamo di seguire la regola dell’ora. Se si pratica un’attività sportiva a livello amatoriale, con una durata di 60 minuti o poco meno, basta avere un piano alimentare equilibrato e bere almeno un litro di acqua al giorno in più rispetto al solito. Se, invece, l’allenamento dura più di un’ora la sola acqua non è sufficiente, al fisico servono anche i sali minerali. Con un’abbondante sudorazione infatti si perde molto sodio, il principale minerale contenuto nel sudore che va reintegrato. Eppure proprio il sodio manca (o è presente in modo inadeguato) nella maggior parte delle bevande per sportivi.

 

Serve il sodio, ma non c’è.

 

Tutte le bevande che abbiamo preso in considerazione hanno un buon contenuto di potassio, magnesio e calcio. Ma questi minerali non vengono persi con il sudore. Quello che se ne va invece è il sodio, contenuto nel sale: in media si perdono circa 3 g di sale (1.200 mg di sodio) per ogni litro di sudore. Nelle bevande per sportivi ne troviamo pochissimo: se si beve una bottiglietta da mezzo litro il contenuto in sodio non è sufficiente a reintegrare la perdita che avviene con un litro di sudore. Non ne basterebbero nemmeno due. Come si può rimediare? Una soluzione potrebbe essere quella di bere un litro di acqua in cui vanno sciolti circa tre grammi di sale. Il sapore francamente è discutibile, ma può essere migliorato con l’aggiunta di succo di arancia o limone. In alternativa si possono provare le nostre ricette fai da te.

  • Frulla 300 g di ananas con 50 g di radice di zenzero: aggiungi zucchero e mezzo cucchiaino di sale. Con questa bevanda si reintegrano circa 1.212 mg di sodio, 958 mg di potassio, 59 mg di calcio e 22 mg di magnesio.
  • Frulla 200 g di fragole con una banana e 100 g di sedano: aggiungi mezzo cucchiaino di sale. Con questi ingredienti si reintegrano 1.231 mg di sodio, 104 mg di calcio, 1100 mg di potassio e 16 mg di magnesio.

 

Occhio agli additivi inutili.

 

Evita le bevande con coloranti e edulcoranti: sono inutili, e fai attenzione. Le bevande per sportivi non vanno confuse con le bevande energetiche. Queste contengono sempre caffeina (che ha effetto diuretico) e aumentano la disidratazione (al contrario di quelle per sportivi, che devono idratare), i sali minerali sono inesistenti mentre gli zuccheri sono eccessivi quindi sono inutili per reintegrare le perdite idrosaline.

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Scopri se i cibi light sono veramente leggeri

Light, leggero, senza grassi, con poco zucchero…

Queste scritte sono soltanto escamotage per farci comprare i prodotti light oppure no? Ecco come riconoscere i cibi più leggeri e capire se convengono davvero rispetto alle ricette tradizionali.

Light, leggero, senza zucchero, 30% di grassi in meno… Sulle confezioni dei prodotti ormai leggiamo di tutto, ma sono soltanto claim pubblicitari per attirare l’attenzione dei consumatori attenti alla linea? Non sempre è così, ma solamente l’uso di questi prodotti non permette di perdere peso. Come sempre il consiglio è quello di seguire una dieta sana e equilibrata, oltre che a fare regolare attività fisica, ma è anche vero che in alcuni casi possono essere appetibili e placare i sensi di colpa. Ecco come riconoscere quando sono davvero light oppure no.

 

Ridotto contenuto di grassi.

 

Nel caso di latticini o di alimenti contente il latte tra gli ingredienti, si può utilizzare latte scremato o parzialmente scremato, attraverso un’operazione fisica di centrifuga, la parte grassa viene allontanata. In altri prodotti, invece, può essere usato meno olio o grasso e una parte di questo può essere sostituita con proteine, fibre, amido o in alcuni casi aggiungendo acqua. Bisogna ricordare, però, che l’acqua può rendere più instabile il prodotto dal punto di vista microbiologico e che quindi bisogna aggiungere conservanti.

 

Ridotto contenuto di zuccheri.

 

Moltissimi prodotti ipocalorici prevedono la riduzione o l’eliminazione dello zucchero e la sua sostituzione, parziale o completa, con gli edulcoranti . Gli edulcoranti si dividono in due categorie. Una è quella degli intensivi (aspartame, acesulfame K,…) che non apportano calorie e di cui ne basta una piccola quantità che riducono l’apporto di zucchero, ma non continuano a abituarci al gusto dolce.

La seconda categoria è quella dei polioli (sorbitolo, mannitolo,..) che sono impiegati soprattutto in caramelle e gomme da masticare non solo per dolcificare ma anche per dare consistenza al prodotto. A differenza degli edulcoranti intensivi, però, contribuiscono al bilancio calorico (2.4 kcal/g contro i 4 kcal/g del comune zucchero) e un loro consumo eccessivo può avere effetti lassativi.

 

Cosa dice l’etichetta?.

 

Per riportare slogan che fanno riferimento a calorie, grassi e zuccheri, i produttori devono rispettare le indicazioni del Regolamento Europeo. Ma cosa vogliono dire i claim scritti in etichetta? Non sempre è facile capire cosa significano, ma ecco una breve guida:

  • a basso contenuto calorico: il prodotto contiene non più di 40 kcal/100 g per i solidi o più di 20 kcal/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal  per circa un cucchiaino;
  • a ridotto contenuto calorico: è consentita solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 %;
  • senza calorie: solo se il prodotto contiene non più di 4 kcal/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola il limite è 0,4 kcal per un cucchiaino;
  • a basso contenuto di grassi: il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato);
  • senza grassi: contiene non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni di “X % senza grassi” sono proibite;
  • senza zuccheri: contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml;
  • senza zuccheri aggiunti: non contiene mono saccaridi o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve essere sull’etichetta: “Contiene naturalmente zuccheri”.
  • a tasso ridotto di…: l’indicazione che il contenuto di una o più sostanze nutritive è stato ridotto è consentita solo se la riduzione del contenuto è pari ad almeno il 30% rispetto a un prodotto simile, ad eccezione dei micronutrienti, per i quali è accettabile una differenza del 10% nei valori di riferimento di cui alla direttiva 90/496/CEE, e del sodio o del valore equivalente del sale, per i quali è accettabile una differenza del 25%;
  • leggero/light: devono essere specificate le caratteristiche che rendono tale il prodotto.

 

Light o no?

 

Ecco qualche consiglio prima di comprare prodotti light: Leggi la lista degli ingredienti confrontandola con la versione tradizionale: ti permette di capire che cosa è variato nella formulazione del prodotto, se sono presenti additivi e eventualmente quali.

  • Controlla la tabella nutrizionale confrontando, con la versione tradizionale, i valori sia per 100 g sia per porzione. In questo modo si può scoprire che il pur vantaggioso 30% dei grassi in meno, per esempio, non comporta una uguale riduzione delle calorie finali.
  • Attenzione al “senza zuccheri” (aggiunti). In questo caso ricordati che possono esser stati aggiunti edulcoranti, sconsigliati per i bambini sotto i tre anni di età e per le donne in gravidanza e in allattamento.
  • Attenzione ai controsensi. A volte mangiar “leggero” può essere la scusa per mangiare di più, azzerando così anche l’eventuale beneficio di questi prodotti. A maggior ragione se parliamo di alcuni prodotti, come le patatine light: avranno anche qualche grammo di grasso in meno, ma si tratta pur sempre di uno snack molto salato e il sale è proprio uno di quei nutrienti di cui ridurne il consumo.
  • Attenzione al prezzo: sebbene non è possibile generalizzare, spesso il prodotto light/con meno grassi/senza zuccheri, costa più della versione tradizionale.

Quali sono quindi i cibi definiti light che è meglio eliminare dalla nostra dieta?

  • Gallette di riso. Si sono leggere e meno caloriche del pane. C’ è da dire però che sono talmente leggere che in maniera inconsapevole ci portano a mangiarne di più del dovuto con la conseguenza che alla fine le calorie ingerite sono le stesse. Inoltre sono davvero ricche di sale.
  • Yogurt greco. Ebbene si anche lo yogurt greco non è cosi leggero come si crede. Infatti ha più proteine di uno yogurt normale e quindi più calorie. Inoltre se provate a fare caso viene quasi sempre venduto in barattoli più grandi della norma.
  • Cereali. Molto difficilmente si pesa la quantità per consumarne solo 30 grammi. Inoltre se non li scegliete accuratamente rischiate di consumarne un tipo troppo ricco di zuccheri.
  • Prodotti forno light. Quante volte siete stati tentati da prodotti da forno in versione light come i muffin? A livello calorico un muffin light contiene 270 calorie mentre un muffin normale ne contiene 370. direte quindi che è perfetto. Non perchè quello light contiene più zucchero e più sale, grandi nemici per la linea.
  • Insalate pronte. Davvero comode e veloci ma non sono molto light. Infatti sono preparate per essere consumate come pasto quindi contengono l’ insalata, i crostini, il condimento e spesso anche salse e proteine. Insomma molto più light e genuina l’ insalata preparata nella propria cucina

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Primo: Comunicare

Un diritto che rimane lettera morta.

 

L’89% dei pazienti vorrebbe dialogare di più con i medici. Secondo la Carta dei diritti dei pazienti oncologici d’Europa ogni cittadino europeo ha diritto a ricevere l’informazione più accurata possibile sia in merito alla malattia, sia in merito alle cure, e ad essere coinvolto nelle decisioni che riguardano la sua terapia.

Un diritto che in non pochi casi rimane lettera morta. In base ad una rilevazione, l’89% di malati e familiari che si occupano di assistere il malato (tipicamente si tratta di figli o coniugi) dice di voler essere coinvolto il più possibile nei processi decisionali, ma in un terzo dei casi (26%) questo non avviene e i medici prendono decisioni cliniche senza averne discusso con i pazienti e senza condividere con loro tutte le informazioni necessarie. Non solo: nel 17% dei casi, medici, pazienti e familiari si trovano in aperto disaccordo sia in merito alle opzioni di cura (55%) sia sulla loro valutazione (29%).

 

Il rapporto tra medico e paziente

 

Dottori che non sanno spiegare, pazienti che non sanno chiedere: il rapporto tra medico e paziente è alla base di una buona terapia. Eppure spesso non funziona. Da un’indagine risulta che il 75% dei pazienti non si ferma alla prima diagnosi, ma cerca voci ulteriori rivolgendosi o ad altri medici, o alla rete o alle associazioni di pazienti.

D’altro canto però risulta che il 26% dei medici agisca d’imperio, senza consultare i pazienti: non vi sembra ci sia  qualcosa che non va nel  rapporto tra  medico  e paziente? A quanto pare sì e il problema ha anche a che fare, per quanto pleonastico possa sembrare, con la comunicazione. Il medico ha bisogno di agire, ma il paziente ha bisogno di sicurezze e, in una situazione di incertezza come la malattia, queste possono essere date solo dall’informazione.

 

Informazione prima di tutto

 

I dottori danno generalmente ai loro malati tutte le informazioni del caso, solo che non sempre arrivano al malato e ai familiari in modo comprensibile, o perché indulgono a tecnicismi incomprensibili o perché il malato è in uno stato emotivo alterato e quindi non recettivo. Non a caso, infatti, i pazienti che chiedono supporto psicologico, per prima cosa lamentano il fatto di non aver capito che cosa sta loro succedendo. Detto questo quindi non ci sono “cattivi” nel rapporto di comunicazione tra medici e pazienti. Le difficoltà, in questo gioco delle parti, sono presenti in entrambi gli attori.

Dall’inchiesta emerge che molti pazienti però si rivolgono ad altre fonti: chiedono consulti ulteriori, aderiscono ad associazioni, navigano on line… La rete sembra una buona soluzione ma di rado lo è. E’ vero che rende accessibili centinaia di informazioni, queste informazioni sono non filtrate e non adeguate alla condizione clinica specifica del malato. La medicina oggi è sempre più personalizzata sul singolo individuo e questo difficilmente trova risposta online.

La comunicazione non deve solo essere completa ed esaustiva. Deve anche essere il più autentica e trasparente possibile, passando dall’ascolto reciproco di medico e paziente. Comunicazione significa “mettere in comune” e quindi prevede persone che “vogliono mettere in comune” e scambiare l’un l’altro le informazioni che possiedono. Solo in questo modo e sulla base di questo scambio il rapporto funziona.

 

I numeri:

 

  • 98% dei pazienti italiani riceve le cure di cui ha bisogno mediante il Servizio Sanitario Nazionale.
  • 75% dei pazienti e familiari non si ferma alle informazioni che riceve dal medico ma ne cerca di ulteriori, online o da altri specialisti.
  • 20% dei pazienti e familiari incontra difficoltà economiche per affrontare la cura e la terapia.
  • 6% dei pazienti e familiari si ritrova a dover chiedere un prestito.
  • 26% dei pazienti non viene consultato dai medici in merito alle decisioni cliniche

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Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Dove si nasconde il lattosio.

 

Forti mal di pancia, coliche renali, vomito, nausea, diarrea, gonfiore, ma anche mal di testa continui, cistite cronica ed eruzioni cutanee. Sono solo alcuni dei sintomi con cui si manifesta l’intolleranza al lattosio. Non c’è un’età fissa e, sopratutto, i disturbi compaiono piano piano.

Può capitare di stare male solo una volta ogni tanto, quando magari si esagera con la mozzarella sulla pizza. Oppure quando si mangia un panino con il prosciutto cotto o il risotto ‘in busta’. Difficile quindi collegare sintomi e alimenti. E ancora di più capire dove si nasconde il lattosio.

Questa sostanza, oltre ad essere contenuta naturalmente in tutti i derivati del latte (formaggio, burro, panna) è presente in molti altri cibi “insospettabili”. Il lattosio viene infatti usato come conservante. Chi soffre di questo disturbo deve perciò fare molta attenzione. Questa lista può però fornire un aiuto per capire cosa si può mangiare e cosa no.

 

Prosciutto cotto.

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

È l’insaccato che contiene più lattosio. Ma bisogna fare attenzione anche al salame, al tacchino al forno, alle salsicce e alla carne di maiale in genere. Il lattosio, usato come conservante, non altera il gusto di questi cibi e anzi ne esalta la colorazione.

 

Prosciutto crudo.

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Via libera al prosciutto crudo. L’unico insaccato, assieme alla bresaola (sia di manzo che di cavallo) che non viene trattato con lattosio.

 

Il latte.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
È l’alimento “NO” per eccellenza. In commercio esistono però alcuni tipi di latte “SENZA LATTOSIO” che ne contengono molto poco e che sono ben tollerati da chi soffre di questo disturbo in forma lieve. Bandito invece il latte di capra e quello di pecora.

 

Latte di soia, di riso, di mandorla.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il sapore non è esattamente quello del latte “vero” però questi prodotti vegetali sono un’alternativa per chi non riesce proprio a rinunciare al caffellatte. Ottimi anche per preparare creme e dolci. Un po’ meno per le salse salata come la besciamella.

 

Formaggi freschi.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Più un formaggio è fresco e più lattosio contiene. Addio quindi a mozzarella, ricotta, stracchino e a tutti i latticini a pasta morbida. In molti supermercati si possono però trovare degli ottimi sostituti “lattosio free”. Il colore, il gusto e la consistenza sono gli stessi, quello che cambia è la digeribilità.

 

Formaggi stagionati.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
La stagionatura “uccide” il lattosio e rende quindi i formaggi invecchiati digeribili da (quasi) tutti gli intolleranti. Unica regola: scegliere una stagionatura dai 30 mesi in su.

 

Pane e pasta.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il pane non contiene lattosio. E nemmeno la pasta. Meglio però scegliere quello comune, integrale o di grano duro. Bisogna fare attenzione invece a quello “ai gusti”. Dentro la pagnottina alle noci, alla zucca o alle olive potrebbe nascondersi infatti un po’ di latte.

 

Biscotti e dolci.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Burro, latte, panna sono alcuni degli ingredienti principali di tutti i prodotti da forno e da pasticceria. Per gli intolleranti al lattosio l’unica soluzione è preparare i dolci in casa sostituendo il burro con la margarina vegetale (attenzione a verificare che lo sia al 100% e non contenga un po’ di burro) o con l’olio d’oliva. Nei supermercati si trovano inoltre biscotti e brioches senza questo allergene.

 

Cioccolato fondente.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Che sia con le nocciole, gli anacardi o il peperoncino, il cioccolato fondente non crea nessun problema agli intolleranti. Vietato invece quello al gusto gianduia e tutti gli snack a base di cioccolato. Questi prodotti utilizzano infatti il tipo al latte.

 

Gelato.

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
No alle creme, si alla frutta. Il gelato può essere gustato anche dagli intolleranti a patto di scegliere i gusti “sorbetto”. Quelli fatti cioè solo con acqua. Tra questi ci sono (quasi) tutti i gusti alla frutta (eccezioni sono ad esempio quello al cocco o alla banana) e spesso anche il cioccolato extra fondente.

 

Alcolici.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Cocktail, vino, birra, grappe non contengono lattosio. Attenzione invece ai liquori e alle creme a base di alcol.

 

I cibi da fast food.

Hamburger and junk food

Brutte notizie per gli amanti della cucina americana. Sia il pane che la carne dei panini da fast food contengono grandi quantità di lattosio. Sì invece ai bocconcini fritti a base di pollo.

 

Patatine fritte.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Fritte o in sacchetto le patatine non contengono lattosio e nemmeno le salse (ketchup e maionese) con cui si accompagnano. Bisogna invece fare attenzione a tutti i tipi di chips diversi da quelle classiche, come, ad esempio, quelle alla pancetta o alla pizzaiola. Molte infatti contengono formaggio.

 

Purè di patate.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il purè di patate in busta non va bene per gli intolleranti al lattosio. Oltre a richiedere latte nella preparazione (che però può essere sostituito con quello vegetale), questo prodotto contiene anche latte in polvere e lattosio. Unica soluzione: prepararlo da se con patate fresche.

 

Brodo.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Via libera al brodo ‘della nonna’: quello fatto con carne e verdure. Attenzione invece a quello che si trova al supermercato. Il brodo in formato ‘dado’ non contiene (quasi) mai lattosio mentre quello granulare è da bandire. Attenzione anche quando si va al ristorante: il brodo granulare è usato in moltissime preparazioni per insaporire i cibi.

 

Tortellini.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Alla zucca, ai funghi, alla carne, al prosciutto o al radicchio: i tortellini e i ravioli contengono sempre formaggio, latte in polvere o lattosio. Per chi non vuole proprio rinunciarvi la soluzione è andare in un supermercato biologico o vegano. In questi negozi si trovano infatti dei sostituti con formaggi vegetali.

 

La cucina cinese.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
L’unico formaggio che si trova nelle ricette cinesi è il tofu. Il latte e i formaggi non fanno parte della loro alimentazione. Via libera anche alla cucina etnica che proviene dall’africa e a molti piatti della cucina indiana.

 

Farmaci.

 

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il lattosio è uno dei principali eccipienti della maggior parte dei farmaci in commercio. Chi soffre di intolleranza deve quindi chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di assumere una medicina, soprattutto se dovrà prenderla (come nel caso dell’antibiotico) per un periodo prolungato. Vietati anche i prodotti  omeopatici in granuli. Questi farmaci contengono lattosio in percentuali che arrivano fino al 95%.

Leggi di piu su:  https://healthopportunity.it/alimentazione/senza-lattosio-o-senza-senso/

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