Nobel per la medicina 2016: Autofagia, che cosa è?

Il Nobel per la Medicina 2016 è stato assegnato al giapponese Yoshinori Ohsumi per la scoperta del meccanismo dell’autofagia, con cui le cellule riciclano le sostanze di scarto. Questa è una delle funzioni alla base di tutte le cellule viventi.

Biologo cellulare, Yoshinori Ohsumi, è nato 1945 in Giappone. Dopo il dottorato di ricerca conseguito nel 1974, all’Università di Tokyo ha trascorso tre anni negli Stati Uniti, nella Rockefeller University di New York, tornato a Tokyo ha istituito il suo gruppo di ricerca.

Nobel per la medicina 2016: Autofagia, che cosa è?

L’autofagia è il meccanismo che permette alle cellule di liberarsi di tutte le sostanze di scarto consegnandole in un “reparto” specializzato per la loro degradazione chiamato lisosoma. L’esistenza di questo meccanismo era stata ipotizzata fin dagli anni ’60, ma solo le ricerche condotte negli anni ’90 da Yoshinori Ohsumi hanno permesso di comprendere a fondo questo processo.

Attraverso la rimozione di proteine danneggiate e organuli, l’autofagia promuove il rinnovamento cellulare. Quando questo meccanismo si arresta, si ha l’invecchiamento delle cellule e molte malattie della vecchiaia come il morbo di Alzheimer e il diabete di tipo 2.

Anche un eccesso di autofagia può avere effetti indesiderati come per esempio nel cancro dove autofagia può promuovere la crescita delle cellule tumorali e la loro resistenza verso il farmaco antitumorale.

Nobel per la medicina 2016: Autofagia, che cosa è?

Perché è importante l’autofagia

Grazie al lavoro di Ohsumi e ai ricercatori che sono partiti dai risultati dei suoi esperimenti, oggi sappiamo che l’autofagia è alla base di funzioni fisiologiche fondamentali per le cellule. L’autofagia consente a una cellula di avere rapidamente a disposizione nuova energia, proteine da riciclare per ristrutturare i suoi contenuti e risorse per affrontare altri tipi di stress e di attacchi dall’esterno.

L’autofagia, per esempio, è essenziale nel rimuovere e distruggere virus e batteri che si sono intrufolati nel materiale cellulare, ma è anche alla base dei meccanismi che portano allo sviluppo e alla differenziazione delle cellule negli embrioni. Eliminando organelli e proteine danneggiati, le cellule contrastano inoltre il loro invecchiamento, riducendo il rischio di pericolose mutazioni.

Negli ultimi anni alcune ricerche hanno messo in relazione i malfunzionamenti nell’autofagia con alcune malattie come il Parkinson, il diabete di tipo 2 e altre patologie tipiche dell’invecchiamento. Ci sono anche studi che mettono in relazione un’autofagia difettosa con lo sviluppo di alcune forme tumorali.

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