Colostro. Nota importante per gli sportivi

Сos’è il colostro?

Il colostro è la sostanza prodotta dalla ghiandola mammaria nelle prime 48-72 ore dopo la nascita. Questo periodo è talmente importante che, senza di esso, molti mammiferi neonati non potrebbero sopravvivere. Per diverse ragioni, il colostro umano non può essere utilizzato facilmente o costituire una fonte primaria di prodotto da utilizzare. Nell’ultimo decennio è stato individuato nel colostro bovino la più valida fonte alternativa di produzione — sia per qualità che quantità — per la somministrazione nell’uomo.

Oltre ad essere fonte importante di proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali, il colostro umano contiene molte molecole biologicamente attive, essenziali per le funzioni immunitarie e di crescita. I fattori, presenti anche nel colostro bovino, sono praticamente identici a quelli rilevabili nel colostro umano, ma molti risultano in quantità più rilevanti e farmacologicamente interessanti (ad esempio alcune immunoglobuline ed i fattori di crescita  sono presenti in quantità circa 4 volte maggiori rispetto a quelle rilevabili nel colostro umano). I componenti più importanti del colostro sono i fattori immunitari ed i diversi fattori di crescita.

I fattori immunitari

I fattori immunitari forniscono l’immunità generica e la protezione contro le infezioni nelle prime settimane di vita, mentre i fattori di crescita stimolano lo sviluppo del neonato. Dopo la pubertà la quantità di fattori immunitari e di crescita presenti nel nostro organismo comincia a ridursi. Successivamente con l’avanzare dell’età diventiamo genericamente più vulnerabili alle malattie, il livello di energia si riduce, la pelle comincia a perdere elasticità, il peso tende ad aumentare e si riduce il tono muscolare.

Inoltre considerando che viviamo in un ambiente “tossico”, pieno di elementi inquinanti ed allergizzanti ed in condizioni diverse dal nostro sistema evolutivo, associato inoltre ad una serie rilevante di fattori di accumulo (zuccheri, grassi e sale in particolare) la generica diminuzione dell’efficienza immunitaria potrebbe essere alla base di numerose malattie e disfunzioni.

Diverse ricerche hanno dimostrato che il colostro possiede capacità immunitarie naturali e fattori di crescita che portano l’organismo ad uno stato di omeostasi, uno stato naturale di benessere e buona salute. Il colostro favorisce la funzione immunitaria naturale e ci rende capaci di reagire agli effetti dannosi degli agenti inquinanti e degli allergeni quando entriamo in contatto con essi.

I fattori di crescita

Inoltre, i fattori di crescita presenti nel colostro creano una sorta di “effetto collaterale” positivo nell’organismo sano, una aumentata capacità di metabolizzare i grassi, maggiore facilità nell’aumentare la massa muscolare, e “ringiovanire” muscoli e cute. Esistono oltre 90 componenti conosciuti nel colostro.

Quelli principali sono i fattori immunitari e di crescita. Esso contiene inoltre un equilibrio preciso di vitamine, minerali ed amminoacidi tra le quali la preziosa glutammica. La glutammina è, infatti, l’aminoacido più abbondante nei muscoli. Circa il 60% degli aminoacidi contenuti all’interno delle cellule muscolari sono costituidi dalla glutammina. Il corpo usa la glutammina come precursore di quasi tutti gli aminoacidi. Tutti questi fattori agiscono in perfetta sinergia per ristabilire e mantenere uno stato di buona salute.

Fattori immunitari.

È stato dimostrato che i fattori presenti nel colostro aiutano l’organismo a respingere virus, batteri e funghi. Ogni fattore gioca un ruolo specifico nella difesa del nostro organismo. Inoltre, il colostro contiene oltre 20 anticorpi specifici, inclusi quelli per Coli, Salmonella, Rotavirus, Candida, Streptococco, Stafilococco, Helycobacter Pilori, ed altri. Diversi studi, sia in vitro che clinici, hanno evidenziato che oltre alle immunoglobuline il colostro presenta un fattore che rinforza un sistema immunitario poco attivo, mentre tende ad equilibrare un sistema immunitario iperattivo, come quello presente nelle malattie autoimmuni.

Fattori di crescita

I fattori di crescita aiutano a costruire e risanare ossa, muscoli, tessuto nervoso e connettivo, cute e cartilagine. È stato dimostrato che questi fattori aumentano la massa muscolare, aiutano l’organismo a bruciare grassi e favoriscono la guarigione delle ferite. Infine, è stato suggerito che i fattori di crescita rallentino addirittura l’invecchiamento attenuando i segni dell’età.

I fattori di crescita presenti nel colostro possono:

  • influire sul metabolismo cerebrale regolando alcuni mediatori migliorando l’umore
  • aiutare la rigenerazione e migliorare la crescita normale di muscoli, ossa, cartilagini, cute, collagene e tessuto nervoso danneggiati o invecchiati
  • promuovere il consumo di grassi per l’energia al posto di tessuto muscolare in casi di digiuno (dieta) e costruire e conservare un muscolo magro (indipendentemente dalla dieta)
  • favorire la regolazione dei livelli di glucosio ematico e sostanze chimiche cerebrali, aumentando attenzione e concentrazione
  • favorire la guarigione della cute se applicati localmente
  • riparare selettivamente RNA e DNA del nostro organismo

Nota importante per chi fa sport o bodybuilding

Il Colostro attiva la termogenesi, ovvero brucia i grassi e potenzia la massa magra tonificando i muscoli : grazie all’ elevata concentrazione del fattore di crescita, favorisce il consumo della massa grassa a favore dello sviluppo della massa magra.

Secondo quanto dichiarato dalla Natural Bodybuilding Federation, il Colostro bovino facilita un grande aumento della potenza massima muscolare e una riduzione del danno muscolare segnalato dai bassi livelli di CK (CREATINKINASI) Il colostro è la principale fonte di Glutammina naturale, aminoacido indispensabile per la formazione dei muscoli.

La glutammina

La glutammina è un aminoacido non essenziale, in quanto il corpo è in grado di produrla da solo. Per un bodybuilder è un aminoacido non essenziale “fondamentale”. La glutammina è, infatti, l’aminoacido più abbondante nei muscoli. Circa il 60%% degli aminoacidi contenuti all’interno delle cellule muscolari sono costituidi dalla glutammina. Il corpo usa la glutammina come precursore di quasi tutti gli aminoacidi. L’allenamento aumenta il consumo di carboidrati da parte dell’organismo, quindi caleranno i livelli di glicemia e dell’insulina ematica.

Tutto questo induce la produzione da parte del corpo di carboidrati a partire da molecole che non lo sono [gluconeogenesi] e la glutammina sarà sintetizzata partendo da diversi altri aminoacidi, in primo luogo l’acido glutammico, la valina e l’isoleucina. La conversione avviene nel fegato, nei muscoli scheletrici, nei polmoni e in altre parti del corpo [i reni, intestino, pancreas e cistifellea sono forti consumatori di questa sostanza].

Suggerimento. Il colostro è il miglior prodotto in natura per bruciare i grassi in eccesso e produrre massa magra nell’organismo. In particolare negli sportivi e chi pratica attività di sforzo muscolare ottiene in breve tempo risultati strepitosi.

Inoltre la glutammina è usata dal cervello e per le funzioni del sistema immunitario, per il riparamento delle cellule, per la generazione e rigenerazione muscolare. Aiuta la produzione di muco, accelera i processi di guarigione, aiuta il sistema immunitario, permette la risintesi di niacina. Ha effetti anticatabolici perche’agisce sui livelli di cortisolo abbassandoli. La glutammina può, inoltre, produrre un effetto anticatabolico. Quando il corpo non possiede abbastanza glutammina per la riparazione – e ciò accade in una situazione di forte stress, come può essere un duro allenamento o una malattia – l’organismo estrarrà gli aminoacidi dal tessuto muscolare. Questa perdita di massa muscolare può essere evitata assumendo esogenamente una quantità adeguata di glutammina.

A differenza degli altri 19 aminoacidi che si trovano nei cibi, la glutammina, considerata nella sua struttura chimica, è legata a due atomi d’azoto. In questo modo questo aminoacido può cedere un atomo d’azoto e neutralizzare l’acido lattico che si forma durante l’esercizio. Inoltre permette a certe parti del corpo di liberarsi di alcune sostanze nocive [come l’ammoniaca] e di depositarle in altre. La glutammina è anche precursore del glutatione, che è composto da glutammato, cisteina e glicina.

Perchè consumare il colostro ad integrazione nella dieta dello sportivo?

Dopo un intenso esercizio, la glutammina può essere consumata anche del 40% Per compensare il deficit, i muscoli iniziano a sintetizzare nuova glutammina da altri aminoacidi, in primis i BCAA. La glutammina passa, quindi, nel flusso ematico, creando una mancanza di scorta muscolare di quest’aminoacido.

Una carenza protratta di glutammina fa ridurre il tasso di sintesi proteica per molto tempo se non si prendono misure specifiche. La ricarica di glutammina immediatamente dopo l’allenamento con il colostro favorisce la secrezione d’insulina e può aumentare sia la glutammina sia il glicogeno all’interno dei muscoli e può volumizzare le cellule muscolari, favorendo l’anabolismo.

Altri componenti utili

Alcune vitamine e minerali che rappresentano nutrienti essenziali per un metabolismo, crescita e sviluppo normali e sono indispensabili per mantenere un buono stato di salute sono rilevabili nel colostro (anche in base alla dieta). Diversi amminoacidi sono inoltre rilevabili in vari tipi di colostro. Questi componenti delle proteine sono necessari per la crescita e lo sviluppo dell’organismo. Essi sono divisi in essenziali (non prodotti dal nostro organismo) e non essenziali (possono essere prodotti nell’organismo). Il colostro è almeno 3 volte più efficace e cost-effective della vaccinazione nel prevenire episodi influenzali.

NOZIONI TRATTE DA : PREVENTION OF FLU EPISODES WITH COLOSTRUM: COMPARISON WITH VACCINATION. THE EPIDEMIOLOGICAL STUDY IN SAN VALENTINO

San Valentino-Vasto Vascular Screening Project

Department of Biomedical Sciences D’Annunzio University, Chieti, Pescara, Italy

A cura di M.R. CESARONE, G. BELCARO, U. CORNELLI, A. DI RENZO, F. MUCCI, M. DUGALI, M. CACCHIO, M.CORNELLI, R. ADOVASIO, F. FANO, A. LEDDA, A. RICCI, S. STUARD, G. VINCIGUERRA

 

Vitamina D – Scopriamo i benefici

Importanza della Vitamina D per la salute.

Il nostro corpo ha bisogno ogni giorno di 90 nutrienti, di questi, 60 sono minerali, di cui 17 essenziali, 16 sono vitamine, 11 sono aminoacidi essenziali, 3 sono gli acidi grassi essenziali, sono 4 i gruppi di micronutrienti. Non sono solo vitamine, non sono solo i minerali, sono questi quattro gruppi e ogni quanto li necessiti? Ne abbiamo bisogno TUTTI i giorni. Non c’è una sola funzione del tuo corpo nella quale non sia coinvolto uno di questi micronutrienti. Il corpo funziona grazie a loro, tutte le reazioni e tutte le strutture hanno bisogno di micronutrienti per stare bene.

Oggi vediamo in concreto a cosa serve la vitamina D e quali sono le proprietà e i benefici per la salute. La vitamina D, una volta era legata solo alle patologie ossee, come  il rachitismo e l’osteoporosi, ora è riconosciuta come uno dei principali fattori per la salute umana.

Vitamina D: a cosa serve  I benefici per la salute

Tutti conosciamo i benefici della vitamina D, ovvero che fa bene alle ossa e tutti sappiamo che il sole svolge un determinato ruolo. Ma oltre questo? Cos’altro sappiamo della vitamina D? A cosa serve e soprattutto dove si trova?

Sapete ad esempio che fa bene anche al cuore ed al cervello? Esattamente sapete in quali cibi si trova? E quanto tempo è necessario restare al sole perché se ne assorba la giusta quantità?

Esistono 5 forme differenti di vitamina D, vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Due sono più importanti: una è la D2 che viene sintetizzata dalle piante ed una è la D3 che viene sintetizzata dall’uomo quando questi si espone ai raggi del sole.

Suggerimento. La carenza di vitamina D può influenzare 36 diversi organi del corpo umano, la sua presenza influenza 2000 dei 30000 geni presenti nel nostro corpo.

I benefici per la salute

Vediamo in concreto a cosa serve la vitamina D e quali sono le proprietà e i benefici per la salute:

  • mantiene costanti i livelli di calcio e fosforo;
  • favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale;
  • protegge l’apparato scheletrico dall’osteoporosi;
  • combatte l’ipertensione;
  • previene il cancro e alcune malattie autoimmuni;
  • previene il rachitismo e le malformazioni scheletriche;
  • aiuta a combattere la psoriasi;
  • aiuta a lenire i dolori muscolari;
  • combatte l’iperparatiroidismo;
  • combatte l’osteodistrofia;
  • contrasta il diabete di tipo 1 e 2;
  • riduce l’incidenza della sclerosi multipla;
  • riduce il disturbo affettivo stagionale;
  • protegge i denti

Malattie cardiovascolari

La vitamina D è molto importante per ridurre l’ipertensione, la cardiopatia aterosclerotica, infarto e ictus. La carenza di vitamina D aumenta il rischio di infarto del 50 %.

Malattie autoimmuni

La vitamina D è un potente modulatore immunitario, rendendola molto importante per la prevenzione di malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla (SM) e l’infiammazione intestinale che è alla radice della maggior parte dei disturbi autoimmuni.

Malattie neurodegenerative

La Vitamina D attiva molti neurotrasmettitori cerebrali e aumenta la capacità dei neuroni di utilizzare il glucosio che è il combustibile dei neuroni e nello stesso tempo annulla tutti i processi infiammatori. Nelle forme di Alzheimer iniziali ci si può aspettare un’ ottima risposta terapeutica ma anche nelle forme avanzate si ha una risposta molto positiva e ancora di più se associata a cambiamenti alimentari e integrazione con ulteriori nutrienti.

Infertilità

La vitamina D può contribuire a stimolare la produzione di ormoni tra cui il testosterone e il progesterone, ed è stato dimostrato che può aumentare la fertilità negli uomini e nelle donne. La vitamina D è anche associata alla qualità dello sperma negli uomini e può migliorare la frequenza mestruale nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico.

Riparazione del DNA e processi metabolici

Uno degli studi di Holick ha mostrato che i volontari sani che assumono 2.000 UI di vitamina D al giorno per un paio di mesi regolano 291 geni diversi che controllano fino a 80 diversi processi metabolici. Alcuni di questi processi aiutano a migliorare la riparazione del DNA e ad aumentare la funzione immunitaria, mentre altri influenzano l’autossidazione (ossidazione che si verifica in presenza di ossigeno e/o radiazioni UV, che ha implicazioni nell’invecchiamento e nel cancro, per esempio).

Emicrania

Recenti ricerche suggeriscono anche, che la vitamina D può avere un ruolo nella emicranie. I ricercatori dell’ospedale dei bambini, il Medical Center di Cincinnati, ha scoperto che molti di coloro che soffrono di emicrania hanno carenze di vitamina D, riboflavina (B2) e il coenzima Q10.

Disturbi psicologici e mentali

La vitamina D svolge un ruolo importante nella neurotrasmissione, e una sua carenza  è stata associata a una serie di disturbi neurologici e cerebrali, tra cui la disfunzione cognitiva,  la malattia di Alzheimer (in uno studio, quelli che erano più carenti di vitamina D avevano un 31% di rischio maggiore di soffrire di declino neurocognitivo), la schizofrenia, il morbo di Parkinson, ictus, epilessia e depressione.

Raffreddore e influenza

La vitamina D ha potenti capacità di lotta contro le infezioni e può essere utile sia per la prevenzione sia per il trattamento della tubercolosi, polmonite, raffreddori e influenza. Secondo uno studio infatti la vitamina D è 8 volte più efficace dei vaccini antinfluenzali.

Diabete ed obesità

Numerosi studi hanno dimostrato che la vitamina D è un fattore fondamentale necessario per la normale secrezione di insulina e che migliora la sensibilità di questo ormone. L’insulina è un ormone secreto dal pancreas che riveste un ruolo fondamentale nel controllo del peso corporeo, della glicemia e quindi nell’insorgenza del diabete e malattie cardiovascolari.

Depressione

Uno studio pubblicato su FASEB Journal ha dimostrato che la vitamina D agisce sul gene TPH2 e trasforma il triptofano in serotonina ed attiva anche gli ormoni ossitocina e vasopressina. Tutto questo cambiamento ormonale ha un effetto grandioso sulla depressione.

Ipotiroidismo

Per chi soffre di ipotiroidismo, la Vitamina D è particolarmente importante essendo essenziale per la funzionalità della ghiandola, tanto che  il trattamento farmacologico potrebbe non funzionare senza l’adeguata presenza di Vitamina D. Inoltre un eccesso di calcio agisce negativamente sulla tiroide (stimola la funziona paratiroidea antagonista di quella tiroidea) e questo eccesso di calcio nel plasma sanguigno avviene perché c’è una carenza di vitamina D.

Osteoporosi

La vitamina D è necessaria sia per assicurare un buon assorbimento di calcio nell’intestino, sia per la corretta mineralizzazione dell’osso. La vitamina D permette la fissazione del calcio e quindi previene efficacemente osteoporosi, fratture, rachitismo e carie dentali.

Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari, dalle più lievi alle più gravi come la celiachia, sono legate ad un problema di permeabilità intestinale per cui le particelle del cibo indigerito passano la barriera intestinale entrano nel flusso sanguigno ed essendo degli intrusi stimolano una reazione immunitaria oltre che indigestione e tanti effetti negativi a livello fisico e mentale. E’ dimostrato che la carenza di vitamina D provoca l’indebolimento delle ginture della barriera intestinale facendola diventare permeabile. Integrare la vitamina D permette di riparare l’intestino ed eliminare l’infiammazione, risolvendo così il problema dell’intolleranza alimentare con tutti i sintomi digestivi che ne conseguono.

Cancro

Secondo uno studio su larga scala, livelli ottimali di vitamina D possono ridurre drasticamente il rischio di cancro di ben il 60%. Mantenerli così può aiutare a prevenire almeno 16 diversi tipi di cancro, tra cui del pancreas, del polmone, dell’ovaio, della prostata e tumori della pelle. Infatti alzando la concentrazione sierica di 25(OH)D a 40 ng/ml si  può diminuire il rischio di tumori invasivi del 67%!

Una prova convincente sostiene che l’ottimizzazione della vitamina D può ridurre il rischio di morte per qualsiasi causa, rendendola una componente fondamentale di una salute ottimale. La vitamina D in realtà non è una vitamina a tutti gli effetti, ma un potente ormone neuro steroideo. E’ stato chiarito che la carenza di vitamina D è causa di un aumento delle epidemie in tutto il mondo e sta contribuendo a molte malattie croniche debilitanti.

I livelli di vitamina D nel sangue scendono al loro punto più basso durante le stagioni invernali. Se i livelli di vitamina D sono insufficienti, non vi sarà  protezione da antibiotici prodotti dal proprio organismo (peptidi antimicrobici). Questo conferma che una persona con un basso livello di vitamina D è più vulnerabile ai raffreddori, all’influenza e alle altre infezioni delle vie respiratorie.

Vitamina D: dove si trova, gli alimenti più ricchi e consigli

Si parla molto del sole legato alla vitamina D, perché? Perchè la vitamina D3, che è quella che sintetizza il nostro corpo è inattiva e quest’attivazione che avviene nel fegato, nella pelle e nei reni avviene mediante le radiazioni solari. L’esposizione al sole richiede almeno quindici o venti minuti al giorno, anche solo viso e braccia.

Dunque due sono le fonti a cui può attingere la vitamina D il nostro corpo:

  • raggi solari
  • alimentazione

Per quanto riguarda l’alimentazione, ecco quali sono i cibi più ricchi di vitamina D:

  • trota
  • sogliola
  • sgombro
  • salmone
  • pesce spada
  • storione
  • tonno e sardine
  • le uova (tuorlo)
  • latte
  • burro
  • fegato
  • carne di pollo, anatra, tacchino
  • cereali
  • verdure verdi
  • olio di fegato di merluzzo
  • anguilla
  • storione
  • uova di pesce
  • aringhe
  • funghi
  • soia
  • frutti di mare
  • ricotta

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D

Per avere una corretta assunzione e dunque soddisfare il fabbisogno, la persona deve seguire un’appropriata dieta ed esposizione al sole.

Adulti: le dosi consigliate sono di 5 microgrammi al giorno per tutti gli individui sotto dei 50 anni. Dai 50 ai 70 anni, 10 microgrammi al giorno e 15 microgrammi dai 70 in su.

Bambini sotto i 18 anni: per i neonati fra i 6 e gli 11 mesi l’apporto sotto forma di integratori non dovrebbe essere inferiore a 10 mg al giorno. Nell’adolescenza ugualmente l’apporto non dev’esser inferiore ai 10 mg.

Vitamina D: effetti collaterali e sintomi di carenza

Nelle persone che assumono troppa vitamina D si è riscontrata sonnolenza diurna. Un’eccessiva assunzione può inoltre comportare:

  • ipercalcemia (che a sua volta produce nausea, vomito e anoressia, sonnolenza, sete, vertigini; 
  • malattie renali;
  • sarcoidosi;
  • tubercolosi;

Attenzione: i pazienti che sono in cura per malattie renali croniche dovrebbero evitare di associare magnesio e vitamina D. La vitamina D può anche interferire con farmaci anti-convulsivanti, ipocolesterolemici, cortisonici, alcuni lassativi e diuretici.

Per quanto riguarda la carenza, attraverso le analisi del sangue si possono riscontrare i valori, ma comunque si manifesta con:

  • riduzione sierica di calcio e fosforo;
  • rachitismo (rammollimento nelle regioni occipitali, temporali e parietali, ritardo nella chiusura della fontanella anteriore, ginocchio valgo, incurvamento delle gambe, ipertrofia delle cartilagini);
  • osteomalacia (debolezza muscolare, dolori alla schiena, fragilità ossea, bassa densità ossea, rischio frequente di fratture);
  • debolezza muscolare;
  • dolori addominali.

I produttori di creme solari e prodotti dermatologici hanno creato, con i loro messaggi pubblicitari (anche mascherati nelle riviste di salute e benessere più o meno scientifiche), la paura per i presunti effetti negativi del sole.

Questo fattore, combinato con la tendenza generalizzata a trascorrere più tempo in casa durante il lavoro e il tempo libero, ha determinato nelle persone una carenza diffusa di vitamina D.

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Curcuma: la spezia ayurvedica per eccellenza

La Curcuma Longa

La radice di curcuma venne scoperta migliaia di anni fa. È una spezia dorata dalle preziose proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, cicatrizzanti, digestive e depurative. Scopriamone insieme i benefici principali per la nostra salute.

La Curcuma è una pianta erbacea perenne, dal caratteristico rizoma di colore giallo, originaria dell’Asia meridionale, India e Indonesia. Questa spezia è nota anche con il nome di “zafferano delle indie” ed è largamente utilizzata nella cucina indiana e mediorientale. Si ricava da una pianta chiamata Curcuma Longa, coltivata principalmente nel sud dell’India. Questa radice si impiega da oltre 5000 anni nella medicina ayurvedica come depurativo generale, digestivo, antinfiammatorio, contro la dissenteria, artrite e disturbi epatici. La radice contiene curcumina, proteine, glucosio, vitamina C e fruttosio.

Sancite le origini e le caratteristiche nutrizionali della curcuma, passiamo ad occuparci delle sue proprietà benefiche, cominciando da quella antinfiammatoria: questa spezia può infatti dare una mano al nostro organismo nel ridurre i meccanismi infiammatori, e in particolar modo quelli che coinvolgono le articolazioni.

Svolge inoltre una importante funzione depurativa, supportando il nostro corpo nel processo di espulsione delle tossine, e un’azione coleretica, incrementando la produzione della bile e favorendo il passaggio verso il duodeno. La curcuma è inoltre un noto elemento antiossidante e antitumorale, cicatrizzante e digestivo. Tra le sue altre proprietà, spiccano quella di stabilizzatore glicemico, antibatterico, antistaminico, immunostimolante, sebo regolatore, lenitivo, e protettore cardiovascolare. Insomma, un vero e proprio portento per il nostro organismo, ben noto agli appassionati di medicina ayurvedica, e in grado di essere assunto attraverso qualche ghiotta ricetta.

Rimedio naturale contro l’artrite

Le ormai conosciutissime proprietà anti-infiammatorie della curcuma sono ottime per trattare l’osteoartrite e l’artrite reumatoide. Questo è possibile anche agli antiossidanti che la spezia contiene al suo interno i quali combattono i radicali liberi e offrono, così, sollievo dai dolori articolari. Ha un buon effetto anche contro le infiammazioni alle articolazioni.

Mantiene il diabete sotto controllo

La curcuma può essere utilizzata nel trattamento del diabete. Infatti, offre il suo supporto nel tenere in moderazione i livelli di insulina. È anche in grado di migliorare il controllo del glucosio e di aumentare l’effetto dei farmaci utilizzati per trattare il diabete.

Un altro notevole vantaggio è l’efficacia della curcuma nel ridurre la resistenza all’insulina. Questo può prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2. Tuttavia, se la spezia entra in contatto con farmaci dall’elevata potenza, potrebbe causare l’ipoglicemia (bassi livelli di zucchero nel sangue). Prima di ingerirla in questo caso, sarebbe consigliabile consultare il proprio medico che saprà indicarvi qual è la soluzione più adatta per voi.

Riduce i livelli di colesterolo

Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che utilizzare la curcuma come condimento nell’alimentazione può ridurre i livelli di colesterolo cattivo. Ciò è molto importante in quanto mantenere al proprio posto il colesterolo previene molte malattie dell’apparato cardiovascolare.

Supporta il sistema immunitario

La curcuma contiene una sostanza nota come lipopolisaccaride, capace di contribuire a stimolare il sistema immunitario. Questo si deve anche alle proprietà antibatteriche, antivirali e antimicotiche della spezia che lo rafforzano, formando così una squadra vincente. Infatti, un sistema immunitario forte e che funziona bene riduce le probabilità di contrarre influenza, raffreddore e tosse. Per una prevenzione completa noi consigliamo di mescolare un cucchiaio di curcuma in polvere in un bicchiere di latte caldo e di berne una volta al giorno, specialmente nelle fredde giornate d’inverno.

Aiuta la cicatrizzazione delle ferite

Come agente antisettico e antibatterico naturale, la spezia può essere usata come disinfettante naturale. In caso di tagli o scottature, potete cospargere sulla ferita della polvere di curcuma per accelerarne il processo di guarigione. La curcuma aiuta anche a riparare la pelle danneggiata ed è possibile utilizzarla per il trattamento della psoriasi e di altre condizioni infiammatorie della pelle.

Dimagrire con la curcuma

La curcuma in polvere è molto utile per mantenere un peso ideale. Lo si deve grazie a un componente presente al suo interno che aumenta il flusso della bile e viene coinvolto nella ripartizione dei grassi alimentari. Ciò non significa che con la curcuma si dimagrisce, ma se arricchite i vostri pasti con un cucchiaino di curcuma in polvere potrete contare su un ottimo alleato (questo sempre se associato ad una leggera attività fisica ed una dieta equilibrata).

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Quanto è importante il consumo di minerali?

Sai di cosa ha bisogno il nostro organismo? 

Al giorno d’oggi è dimostrato che la nostra alimentazione e più relazionata con la malattia, che non più con la salute. Il nostro corpo ha bisogno ogni giorno di 90 nutrienti, di questi, raggruppati in 4 gruppi di micronutrienti, 60 sono minerali, di cui 17 essenziali, 16 sono vitamine, 11 sono aminoacidi essenziali, 3 sono gli acidi grassi essenziali. Non sono solo vitamine, non sono solo minerali, sono questi quattro ogni quanto li necessiti e tutti i giorni ne hai bisogno. Il corpo funziona grazie a loro, tutte le reazioni e tutte le strutture hanno bisogno di micronutrienti per stare bene..

La carenza minerale, nel corso dell’ultimo secolo è divenuta terribile, al punto da affliggere i livelli di minerali naturali nei nostri terreni, e di conseguenza minerali naturali nel cibo che consumiamo. Negli ultimi decenni, il problema è solo peggiorato, mentre continuiamo a privare il terreno in tutto il mondo di 90 minerali che sono essenziali per la nostra salute. Come si vedrà, ogni disturbo o malattia è causato di una carenza di minerali. Pertanto, se si dispone di un livello sufficiente di tutti i minerali, si può arrivare il più vicino possibile alla “perfetta salute”.

Quanto è importante il consumo di minerali?

I minerali vitali sono i più fondamentale mattoni per la costruzione di una corretta salute e nutrizione. Per dirla chiaramente, in un mondo senza minerali, non funziona nulla. Gli enzimi e gli aminoacidi non funzionano, quindi, i nutrienti e le vitamine non possono essere scomposti e assorbiti e la popolazione mondiale ha importanti carenze di entrambi minerali e vitamine. Il risultato finale è un mondo affetto da malattie e cattive condizioni di salute, in cui niente funziona biologicamente veramente come dovrebbe .

Suggerimento. In assenza di minerali, le vitamine non hanno alcuna funzione. Mancando vitamine, il sistema può utilizzare i minerali, ma non essendoci minerali, le vitamine sono inutili. 

l’agricoltura dei nostri tempi 

La natura funziona in un modo che si può descrivere così “tutto ritorna alla terra.” Nel nostro mondo moderno e attuale, gli esseri umani hanno interrotto questo “cerchio della vita” naturale. Come risultato dell’aggiunta di fertilizzanti petrolchimici, oggi abbiamo solamente un ritorno di azoto, fosforo e potassio al terreno, che potrebbe portare ad una crescita rigogliosa, ma è una crescita che manca di nutrienti a livello ancora maggiore.

Le cause della stanchezza del terreno sono varie e disparate (inquinamento, agricoltura intensiva, lavorazioni profonde, eccessivo impiego di prodotti di sintesi chimica, etc.) e gravano, soprattutto, sulla capacità del substrato di sostenere (a breve ed a lungo termine) le colture agrarie in ogni fase del loro ciclo.

Nel 1936, il Senato degli Stati Uniti nel suo documento 264 per quanto riguarda le carenze di minerali che colpiscono i terreni agricoli degli Stati Uniti disse: ci sono terreni coltivati che sono stati sfruttati e sono senza minerali, i raccolti di grano, frutta e vegetali che stanno crescendo in questa terra è priva di minerali, sono deficienti e le persone che li consumano si ammaleranno con malattie relazionate con queste deficiente, l’unica forma per prevenirle è curarle  con integratori e minerali. 1936!!! Voi credete che questo sia cambiato? No, assolutamente, e` sicuramente peggiorato! Perché queste risorse naturali non sono rinnovabili.

La carenza di Minerali è da collegare a ogni malattia

Abbiamo applicato erbicidi e pesticidi che effettivamente uccidono i microrganismi vitali che sono responsabili per la conversione di minerali rimanenti in forme utilizzabili per le piante, il che, di conseguenza, penalizza il consumo umano di minerali essenziali.

Come risultato dell’uso prolungato di metodi e fertilizzanti a “massimo rendimento” in agricoltura, il contenuto del suolo nordamericana terreno ha avuto una media di deplezione minerale dell’85% negli ultimi 100 anni, rendendolo il continente più impoverito della Terra. Tanto per offrire un esempio, gli spinaci che si mangiano oggi contengono forse il 15% dei nutrienti che gli stessi spinaci avrebbero avuto fino a 60 anni fa. Alla fine, la nostra società oggi è che molto più malata, ed è evidente in tutto il mondo, dovunque si guardi.

Suggerimento. Quindi, se i minerali non sono nella terra, non sono nella pianta e se non sono nella pianta, non sono nel tuo mangiare e se non sono nel tuo mangiare, non sono nel tuo corpo e se non sono nel tuo corpo, ti ammali, punto… e l’unica forma per prevenirlo dal 1936 sono gli integratori alimentari.

È il nostro corpo che cerca di dirci che qualcosa non funziona?

Quando noi abbiamo questa mancanza di micronutrienti nel nostro corpo, non è molto facile d’identificare. L’obesità è un settore importante in cui la carenza di minerali mostra la sua brutta faccia, oltre allo scarso supporto del sistema immunitario e alle cattive condizioni di salute generale. Il corpo umano invii segnali istintivi quando mancano minerali vitali e sostanze nutritive. Tuttavia, sembra che non riconosciamo più quello che è il nostro corpo ci dice e come non sappiamo più dove trovare quello che ci serve per mettere a tacere questi segnali.

La confusione su alcuni di questi segnali spesso porta a voglie, che si traducono nel mangiare e mangiare per soddisfarle, ma ciò che i nostri corpi desiderano veramente sono i minerali e i nutrienti mancanti. Molti di noi possono assuefarsi al familiare modo di mangiare al punto da ammalarsi quasi, ma senza riuscire a privarsi di quella sensazione di fame per “qualcosa”. Quel qualcosa è più probabile che sia la mancanza di minerali.

Conclusione:

  • L’esaurimento di  minerali in tutto il mondo, ha reso estremamente difficile mantenere i livelli di minerali che il nostro corpo richiede.
  • Oggi la nostra salute dipende dagli integratori alimentari che stiamo prendendo tutti i giorni. Il giorno che tu non dai micronutrienti al tuo corpo, quel giorno tu invecchi più di quello che dovresti. Quel giorno che non dai mantenimento al tuo corpo quel giorno non gli hai dato perché potesse combattere radicali liberi, quel giorno invecchi un po’ di più del normale.
  • Noi ci dobbiamo focalizzare nel prendere integratori naturali, prodotti dalle piante, qualcosa che è stata in vita che può essere una corteccia, una foglia, un albero, un crostaceo, un salmone, un broccolo, un frutto qualsiasi, e stato prodotto, ne è stato estratto da li ed è stato fatto un integratore che tu puoi prendere in forma naturale.

Dobbiamo prendere micronutrienti per tre ragioni.

  • Primo: si utilizzano come appoggio nel trattamento delle patologie. Perché il paziente ben nutrito recupera molto più rapidamente ed ha meno complicazioni e questo lo noto Ippocrate, il quale si rese conto che la gente che mangiava più varietà si ammalava meno e viveva più tempo e viveva in salute.
  • Secondo: ci sono pazienti dove il trattamento non diventa effettivo finché non prendono i micronutrienti. Perché? Perché non gli sta restituendo al corpo quello che necessita. Fino a che tu non ridai al tuo corpo ciò che necessita non ti sentirai bene.
  • Terzo: la nutrizione non ha complicazioni. C`è molta gente con complicazioni per denutrizione ma non esistono con complicazioni per essere nutrito.

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Bevande per sportivi, servono davvero?

Perche è importante reidratarsi?

Da sole non sono sufficienti per reintegrare le perdite dovute a un’attività fisica prolungata. In realtà serve qualcosa che nelle bottigliette quasi non c’è. Fai attenzione: le bevande per sportivi non vanno confuse con le bevande energetiche.

Per alcuni è il momento migliore della giornata, quello dell’allenamento. Il cuore accelera e la mente si rilassa. E anche quando si finisce il beneficio rimane. Merito di una bella sudata, delle endorfine rilasciate, dell’aria aperta. Chi fa sport, lo sa: non c’è niente di più appagante della sensazione benefica data dall’attività sportiva, che si tratti di una corsa, una pedalata in bici o una partita di tennis.

Ma c’è anche un’altra cosa che dovrebbe essere chiara a chi fa sport: quanto più si chiede al fisico durante l’allenamento, tanto più gli si deve restituire quando lo si termina. Nel dopo, il corpo ha bisogno di ristoro: per lo sportivo è importante reidratarsi, ripristinare il livello idrosalino e recuperare nuove riserve di carboidrati. Come fare? Gli sport drink sono in grado di assolvere a questo compito? A volte non lo sono. Quando serve, bisogna integrare in altro modo. Scopriamo come.

Mangiare e bere bene, sempre

Una corretta alimentazione non garantisce automaticamente una buona prestazione sportiva, ma un’alimentazione scorretta e uno stile di vita poco sano compromettono quasi sicuramente i risultati anche dello sportivo più infaticabile. Non è necessario seguire un regime alimentare particolare, ma si deve assumere una dose adeguata di carboidrati, la fonte principale di energia, sia durante l’esercizio sia nella fase di recupero. Che cosa si intende per dose adeguata? Dipende dallo sforzo e dalla durata dell’attività fisica.

La regola dell’ora

Per facilità vi proponiamo di seguire la regola dell’ora. Se si pratica un’attività sportiva a livello amatoriale, con una durata di 60 minuti o poco meno, basta avere un piano alimentare equilibrato e bere almeno un litro di acqua al giorno in più rispetto al solito. Se, invece, l’allenamento dura più di un’ora la sola acqua non è sufficiente, al fisico servono anche i sali minerali. Con un’abbondante sudorazione infatti si perde molto sodio, il principale minerale contenuto nel sudore che va reintegrato. Eppure proprio il sodio manca (o è presente in modo inadeguato) nella maggior parte delle bevande per sportivi.

Serve il sodio, ma non c’è

Tutte le bevande che abbiamo preso in considerazione hanno un buon contenuto di potassio, magnesio e calcio. Ma questi minerali non vengono persi con il sudore. Quello che se ne va invece è il sodio, contenuto nel sale: in media si perdono circa 3 g di sale (1.200 mg di sodio) per ogni litro di sudore. Nelle bevande per sportivi ne troviamo pochissimo: se si beve una bottiglietta da mezzo litro il contenuto in sodio non è sufficiente a reintegrare la perdita che avviene con un litro di sudore. Non ne basterebbero nemmeno due. Come si può rimediare? Una soluzione potrebbe essere quella di bere un litro di acqua in cui vanno sciolti circa tre grammi di sale. Il sapore francamente è discutibile, ma può essere migliorato con l’aggiunta di succo di arancia o limone. In alternativa si possono provare le nostre ricette fai da te.

  • Frulla 300 g di ananas con 50 g di radice di zenzero: aggiungi zucchero e mezzo cucchiaino di sale. Con questa bevanda si reintegrano circa 1.212 mg di sodio, 958 mg di potassio, 59 mg di calcio e 22 mg di magnesio.
  • Frulla 200 g di fragole con una banana e 100 g di sedano: aggiungi mezzo cucchiaino di sale. Con questi ingredienti si reintegrano 1.231 mg di sodio, 104 mg di calcio, 1100 mg di potassio e 16 mg di magnesio.

Occhio agli additivi inutili

Evita le bevande con coloranti e edulcoranti: sono inutili, e fai attenzione. Le bevande per sportivi non vanno confuse con le bevande energetiche. Queste contengono sempre caffeina (che ha effetto diuretico) e aumentano la disidratazione (al contrario di quelle per sportivi, che devono idratare), i sali minerali sono inesistenti mentre gli zuccheri sono eccessivi quindi sono inutili per reintegrare le perdite idrosaline.

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Scopri se i cibi light sono veramente leggeri

Light, leggero, senza grassi, con poco zucchero…

Queste scritte sono soltanto escamotage per farci comprare i prodotti light oppure no? Ecco come riconoscere i cibi più leggeri e capire se convengono davvero rispetto alle ricette tradizionali.

Light, leggero, senza zucchero, 30% di grassi in meno… Sulle confezioni dei prodotti ormai leggiamo di tutto, ma sono soltanto claim pubblicitari per attirare l’attenzione dei consumatori attenti alla linea? Non sempre è così, ma solamente l’uso di questi prodotti non permette di perdere peso. Come sempre il consiglio è quello di seguire una dieta sana e equilibrata, oltre che a fare regolare attività fisica, ma è anche vero che in alcuni casi possono essere appetibili e placare i sensi di colpa. Ecco come riconoscere quando sono davvero light oppure no.

Ridotto contenuto di grassi

Nel caso di latticini o di alimenti contente il latte tra gli ingredienti, si può utilizzare latte scremato o parzialmente scremato, attraverso un’operazione fisica di centrifuga, la parte grassa viene allontanata. In altri prodotti, invece, può essere usato meno olio o grasso e una parte di questo può essere sostituita con proteine, fibre, amido o in alcuni casi aggiungendo acqua. Bisogna ricordare, però, che l’acqua può rendere più instabile il prodotto dal punto di vista microbiologico e che quindi bisogna aggiungere conservanti.

Ridotto contenuto di zuccheri

Moltissimi prodotti ipocalorici prevedono la riduzione o l’eliminazione dello zucchero e la sua sostituzione, parziale o completa, con gli edulcoranti . Gli edulcoranti si dividono in due categorie. Una è quella degli intensivi (aspartame, acesulfame K,…) che non apportano calorie e di cui ne basta una piccola quantità che riducono l’apporto di zucchero, ma non continuano a abituarci al gusto dolce.

La seconda categoria è quella dei polioli (sorbitolo, mannitolo,..) che sono impiegati soprattutto in caramelle e gomme da masticare non solo per dolcificare ma anche per dare consistenza al prodotto. A differenza degli edulcoranti intensivi, però, contribuiscono al bilancio calorico (2.4 kcal/g contro i 4 kcal/g del comune zucchero) e un loro consumo eccessivo può avere effetti lassativi.

Cosa dice l’etichetta?

Per riportare slogan che fanno riferimento a calorie, grassi e zuccheri, i produttori devono rispettare le indicazioni del Regolamento Europeo. Ma cosa vogliono dire i claim scritti in etichetta? Non sempre è facile capire cosa significano, ma ecco una breve guida:

  • a basso contenuto calorico: il prodotto contiene non più di 40 kcal/100 g per i solidi o più di 20 kcal/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal  per circa un cucchiaino;
  • a ridotto contenuto calorico: è consentita solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 %;
  • senza calorie: solo se il prodotto contiene non più di 4 kcal/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola il limite è 0,4 kcal per un cucchiaino;
  • a basso contenuto di grassi: il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato);
  • senza grassi: contiene non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni di “X % senza grassi” sono proibite;
  • senza zuccheri: contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml;
  • senza zuccheri aggiunti: non contiene mono saccaridi o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve essere sull’etichetta: “Contiene naturalmente zuccheri”.
  • a tasso ridotto di…: l’indicazione che il contenuto di una o più sostanze nutritive è stato ridotto è consentita solo se la riduzione del contenuto è pari ad almeno il 30% rispetto a un prodotto simile, ad eccezione dei micronutrienti, per i quali è accettabile una differenza del 10% nei valori di riferimento di cui alla direttiva 90/496/CEE, e del sodio o del valore equivalente del sale, per i quali è accettabile una differenza del 25%;
  • leggero/light: devono essere specificate le caratteristiche che rendono tale il prodotto.

Light o no?

Ecco qualche consiglio prima di comprare prodotti light: Leggi la lista degli ingredienti confrontandola con la versione tradizionale: ti permette di capire che cosa è variato nella formulazione del prodotto, se sono presenti additivi e eventualmente quali.

  • Controlla la tabella nutrizionale confrontando, con la versione tradizionale, i valori sia per 100 g sia per porzione. In questo modo si può scoprire che il pur vantaggioso 30% dei grassi in meno, per esempio, non comporta una uguale riduzione delle calorie finali.
  • Attenzione al “senza zuccheri” (aggiunti). In questo caso ricordati che possono esser stati aggiunti edulcoranti, sconsigliati per i bambini sotto i tre anni di età e per le donne in gravidanza e in allattamento.
  • Attenzione ai controsensi. A volte mangiar “leggero” può essere la scusa per mangiare di più, azzerando così anche l’eventuale beneficio di questi prodotti. A maggior ragione se parliamo di alcuni prodotti, come le patatine light: avranno anche qualche grammo di grasso in meno, ma si tratta pur sempre di uno snack molto salato e il sale è proprio uno di quei nutrienti di cui ridurne il consumo.
  • Attenzione al prezzo: sebbene non è possibile generalizzare, spesso il prodotto light/con meno grassi/senza zuccheri, costa più della versione tradizionale.

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Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Dove si nasconde il lattosio.

 

Forti mal di pancia, coliche renali, vomito, nausea, diarrea, gonfiore, ma anche mal di testa continui, cistite cronica ed eruzioni cutanee. Sono solo alcuni dei sintomi con cui si manifesta l’intolleranza al lattosio. Non c’è un’età fissa e, sopratutto, i disturbi compaiono piano piano.

Può capitare di stare male solo una volta ogni tanto, quando magari si esagera con la mozzarella sulla pizza. Oppure quando si mangia un panino con il prosciutto cotto o il risotto ‘in busta’. Difficile quindi collegare sintomi e alimenti. E ancora di più capire dove si nasconde il lattosio.

Questa sostanza, oltre ad essere contenuta naturalmente in tutti i derivati del latte (formaggio, burro, panna) è presente in molti altri cibi “insospettabili”. Il lattosio viene infatti usato come conservante. Chi soffre di questo disturbo deve perciò fare molta attenzione. Questa lista può però fornire un aiuto per capire cosa si può mangiare e cosa no.

 

Prosciutto cotto

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

È l’insaccato che contiene più lattosio. Ma bisogna fare attenzione anche al salame, al tacchino al forno, alle salsicce e alla carne di maiale in genere. Il lattosio, usato come conservante, non altera il gusto di questi cibi e anzi ne esalta la colorazione.

Prosciutto crudo

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Via libera al prosciutto crudo. L’unico insaccato, assieme alla bresaola (sia di manzo che di cavallo) che non viene trattato con lattosio.

Il latte

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
È l’alimento “NO” per eccellenza. In commercio esistono però alcuni tipi di latte “SENZA LATTOSIO” che ne contengono molto poco e che sono ben tollerati da chi soffre di questo disturbo in forma lieve. Bandito invece il latte di capra e quello di pecora.

Latte di soia, di riso, di mandorla

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il sapore non è esattamente quello del latte “vero” però questi prodotti vegetali sono un’alternativa per chi non riesce proprio a rinunciare al caffellatte. Ottimi anche per preparare creme e dolci. Un po’ meno per le salse salata come la besciamella.

Formaggi freschi

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Più un formaggio è fresco e più lattosio contiene. Addio quindi a mozzarella, ricotta, stracchino e a tutti i latticini a pasta morbida. In molti supermercati si possono però trovare degli ottimi sostituti “lattosio free”. Il colore, il gusto e la consistenza sono gli stessi, quello che cambia è la digeribilità.

Formaggi stagionati

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
La stagionatura “uccide” il lattosio e rende quindi i formaggi invecchiati digeribili da (quasi) tutti gli intolleranti. Unica regola: scegliere una stagionatura dai 30 mesi in su.

Pane e pasta

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il pane non contiene lattosio. E nemmeno la pasta. Meglio però scegliere quello comune, integrale o di grano duro. Bisogna fare attenzione invece a quello “ai gusti”. Dentro la pagnottina alle noci, alla zucca o alle olive potrebbe nascondersi infatti un po’ di latte.

Biscotti e dolci

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Burro, latte, panna sono alcuni degli ingredienti principali di tutti i prodotti da forno e da pasticceria. Per gli intolleranti al lattosio l’unica soluzione è preparare i dolci in casa sostituendo il burro con la margarina vegetale (attenzione a verificare che lo sia al 100% e non contenga un po’ di burro) o con l’olio d’oliva. Nei supermercati si trovano inoltre biscotti e brioches senza questo allergene.

Cioccolato fondente

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Che sia con le nocciole, gli anacardi o il peperoncino, il cioccolato fondente non crea nessun problema agli intolleranti. Vietato invece quello al gusto gianduia e tutti gli snack a base di cioccolato. Questi prodotti utilizzano infatti il tipo al latte.

Gelato

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
No alle creme, si alla frutta. Il gelato può essere gustato anche dagli intolleranti a patto di scegliere i gusti “sorbetto”. Quelli fatti cioè solo con acqua. Tra questi ci sono (quasi) tutti i gusti alla frutta (eccezioni sono ad esempio quello al cocco o alla banana) e spesso anche il cioccolato extra fondente.

Alcolici

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Cocktail, vino, birra, grappe non contengono lattosio. Attenzione invece ai liquori e alle creme a base di alcol.

I cibi da fast food

Hamburger and junk food

Brutte notizie per gli amanti della cucina americana. Sia il pane che la carne dei panini da fast food contengono grandi quantità di lattosio. Sì invece ai bocconcini fritti a base di pollo.

Patatine fritte

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Fritte o in sacchetto le patatine non contengono lattosio e nemmeno le salse (ketchup e maionese) con cui si accompagnano. Bisogna invece fare attenzione a tutti i tipi di chips diversi da quelle classiche, come, ad esempio, quelle alla pancetta o alla pizzaiola. Molte infatti contengono formaggio.

Purè di patate

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il purè di patate in busta non va bene per gli intolleranti al lattosio. Oltre a richiedere latte nella preparazione (che però può essere sostituito con quello vegetale), questo prodotto contiene anche latte in polvere e lattosio. Unica soluzione: prepararlo da se con patate fresche.

Brodo

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Via libera al brodo ‘della nonna’: quello fatto con carne e verdure. Attenzione invece a quello che si trova al supermercato. Il brodo in formato ‘dado’ non contiene (quasi) mai lattosio mentre quello granulare è da bandire. Attenzione anche quando si va al ristorante: il brodo granulare è usato in moltissime preparazioni per insaporire i cibi.

Tortellini

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?

Alla zucca, ai funghi, alla carne, al prosciutto o al radicchio: i tortellini e i ravioli contengono sempre formaggio, latte in polvere o lattosio. Per chi non vuole proprio rinunciarvi la soluzione è andare in un supermercato biologico o vegano. In questi negozi si trovano infatti dei sostituti con formaggi vegetali.

La cucina cinese

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
L’unico formaggio che si trova nelle ricette cinesi è il tofu. Il latte e i formaggi non fanno parte della loro alimentazione. Via libera anche alla cucina etnica che proviene dall’africa e a molti piatti della cucina indiana.

Farmaci

Lattosio, sei intollerante? Cosa si può mangiare?
Il lattosio è uno dei principali eccipienti della maggior parte dei farmaci in commercio. Chi soffre di intolleranza deve quindi chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di assumere una medicina, soprattutto se dovrà prenderla (come nel caso dell’antibiotico) per un periodo prolungato. Vietati anche i prodotti  omeopatici in granuli. Questi farmaci contengono lattosio in percentuali che arrivano fino al 95%.

Leggi di piu su:  https://healthopportunity.it/alimentazione/senza-lattosio-o-senza-senso/

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Senza lattosio o senza senso?

Il mercato dei prodotti destinati a chi è intollerante.

 

Rispetto al 2007 il mercato di questi alimenti è aumentato del 100%. Tanto importanti, quanto inutili. Sembra un controsenso, ma non lo è. I prodotti senza zucchero tipico del latte, il lattosio, sono, da una parte, una manna del cielo per chi è davvero intollerante, dall’altra un’ inutile opzione per chi non ha alcun problema.

Eppure sono molte le persone che li acquistano senza averne effettivamente bisogno, alimentando la richiesta di quella che in origine era una nicchia di consumatori: il mercato dei prodotti lattiero caseari privi di lattosio è infatti cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni (in cinque anni è raddoppiato).

Il motivo non deve essere ricondotto solo a un aumento delle persone intolleranti: tra le ragioni c’è anche il miglioramento della tecnologia per la produzione del latte delattosato, che ha reso gli alimenti più appetibili, ma ahimè – anche la crescita dei casi di autodiagnosi.

 

Demonizzare un alimento – un approccio sbagliato.

 

Spesso chi ha problemi di digestione ne attribuisce la colpa al latte (o ai suoi derivati), deducendo di essere intollerante al lattosio e compie, agendo di propria iniziativa, uno di questi due errori: o rinuncia completamente ai latticini o si butta sui prodotti senza lattosio. Nel primo caso lo sbaglio è enorme, perché si improverisce la propria dieta di calcio, un elemento essenziale; nel secondo caso il danno è più che altro al portafoglio, ma si potrebbe anche innescare un approccio al cibo sbagliato, che demonizza erroneamente un alimento o un suo componente. Lo dimostra il fatto che, anche chi ha un`intolleranza reale al lattosio può consumare comunque alcuni latticini tradizionali, stando attento a non superare la propria soglia di tolleranza.

Soglia che non la si inventa, che cambia da persona a persona e deve essere definita dal medico dopo aver sottoposto il paziente a un test diagnostico valido (non quelli generici sulle intolleranze che si fanno nelle farmacie).

 

Per pochi, non per tutti.

 

Se si è intolleranti al lattosio si può integrare la propria dieta con alcuni alimenti delattosati. Ormai sono molte le aziende che li propongono: si trovano in tutti i supermercati, anche quelli piccoli e non specializzati. Questi alimenti che si definiscono “senza lattosio” dichiarano tuttavia in etichetta un contenuto minimo di lattosio: è corretto? E sono in regola con le indicazioni di legge?

In realtà si tratta di prodotti che hanno pochi obblighi: oggi c’è solo un’ indicazione del Ministero della Salute, secondo cui si può definire “senza lattosio” il prodotto che ha un residuo inferiore a 0,1 per 100g o ml. Insomma i prodotti senza lattosio in linea di massima vanno bene, ma se non servono, non ha senso comprarli.

 

Infatti:

 

  • La maggioranza degli intolleranti è in grado di digerire piccole quantità di lattosio, e perché i latticini essenziali sono necessarie per la salute, per il Calcio e vitamina D.
  • Il lattosio è presente nel latte di tutti i mammiferi, anche in quello di capra.
  • Senza lattosio non significa meno calorico. Il lattosio (uno zucchero) non viene tolto, ma “scisso”, dunque le calorie tra un prodotto con lattosio e uno senza sono uguali.
  • Poche persone nascono intolleranti al lattosio, le probabilità di diventarlo tendono ad aumentare con l’età.

Attenzione!!!

 

Il lattosio è uno dei principali eccipienti della maggior parte dei farmaci in commercio. Chi soffre di intolleranza deve quindi chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di assumere una medicina, soprattutto se dovrà prenderla (come nel caso dell’antibiotico) per un periodo prolungato. Vietati anche i prodotti omeopatici in granuli. Questi farmaci contengono lattosio in percentuali che arrivano fino al 95%.

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Come rafforzare il sistema immunitario in modo naturale.

L’arrivo dell’autunno mette a dura prova il nostro sistema immunitario, tra variazioni climatiche, di temperatura, umidità e pressione, sono in molti a lamentare disturbi quali emicrania, senso di affaticamento, debolezza, mancanza di energie, depressione. In questi casi è d’obbligo rafforzare il sistema immunitario, responsabile della nostra salute psico-fisica.

Per prima cosa bisogna curare l’alimentazione al fine di garantire il giusto apporto di vitamine e minerali. Occorre consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (kiwi, agrumi, peperoni, pomodori, broccoli, cavolo e verza). Tra i preziosi condimenti e le spezie: aglio e cipolla, spezie come curry, paprica e peperoncino, utilizzando il limone per insaporire.

Sistema immunitario.

Importante è l’assunzione di liquidi: oltre all’acqua, consumate infusi e tisane, ricche di vitamine e flavonoidi, brodi, zuppe; probiotici e prebiotici che equilibrano la flora intestinale. Riducete i livelli di stress attraverso il giusto riposo, praticando un hobby o un’attività sportiva.

Tra i rimedi naturali:

  • La Rosa Canina ha proprietà immunomodulanti, antinfiammatorie, antiallergiche, antiossidanti e tonificanti, a seconda della parte della pianta che si deciderà di utilizzare. Le bacche prodotte sono estremamente ricche di vitamina C – si dice addirittura 50 volte più degli agrumi – e deriva proprio da questa alta concentrazione l’effetto immediato sul sistema immunitario. Inoltre, quando ben maturi, i frutti sono ricchi di tannini, carotenoidi, riboflavina, acido malico e citrico, carboidrati e pectine. La polpa e la buccia, invece, presentano molti bioflavonoidi utili al sistema cardiocircolatorio. Dalle foglie e dalle radici, invece, si ottiene un effetto prettamente immunostimolante, utile negli stati di raffreddamento, a cui si aggiunge una lieve azione antistaminica.
  • Cistus Incanus. È dimostrato che questo arbusto ha la capacità di contrastare la formazione di radicali liberi e se assunto sottoforma di decotto è un ottimo detossinante, capace di stimolare il sistema immunitario. L’azione antinfiammatoria è supportata da una funzione antiossidante ed immunomodulante: modula la crescita dei globuli bianchi ed il rilascio delle citochine durante lo stato infiammatorio. Grazie alla sua composizione polifenica inoltre, il cisto vanta anche un’ottima attività antiossidante, antibatterica, antivirale, immunomodulante, spasmolitica e gastroprotettiva. L’estratto di questa pianta verrebbe infine impiegato anche nella cura di infezioni della pelle indotte da lieviti, come la “Candida albicans”, per via della sua azione antimicrobica. il Cistus, infatti, stimola la formazione della flora batterica positiva. Proprio questa sua capacità immunomodulante lo rende un ottimo antinfiammatorio, ideale per contrastare le reazioni allergiche, e come coadiuvante nella cura di infezioni polmonari e bronchiali. Utilizzato con assiduità nei periodi autunnali, è un ottimo rimedio per ostacolare l’insorgere di raffreddori e forme influenzali.

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  • Echinacea, che incrementa l’attività delle cellule immunocompetenti ed ha inoltre proprietà batteriostatiche e antivirali, astragalo, ricco di saponine triterpeniche, flavonoidi, polisaccaridi, ammine e isoflavoni con proprietà immunostimolanti, immunomodulati, antinfiammatorie ed antivirali; eleuterococco, proprietà immunostimolanti, toniche e rivitalizzanti.
  • Il Ginseng contiene 12 tipi di sostanze chimiche bioattive. Il ginseng presenta inoltre proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antidepressive e afrodisiache. E’ inoltre importante conoscere le proprietà nutritive del ginseng che possono essere utili a tutti, indipendentemente dall’età. Poiché stimola il funzionamento delle ghiandole endocrine, il ginseng accresce l’assorbimento delle vitamine e dei sali minerali. Inoltre è in grado di aiutare l’organismo ad adattarsi a condizioni esterne sfavorevoli, come il freddo, lo stress e la malnutrizione. Può essere utile per rivitalizzare un fisico debilitato e per ridurre il senso di stanchezza e la capacità di resistere alla fatica, in quanto il ginseng può stimolare la produzione di adrenalina. Per questo motivo, l’assunzione di ginseng è spesso raccomandata a coloro che devono sostenere ingenti sforzi fisici.
  • Il Colostro bovino ha dimostrato di essere in grado di ricostruire il sistema immunitario, distruggere virus, batteri, funghi, di velocizzare la cura dei tessuti del corpo, di aiutare nel recupero del peso perduto, di rallentare l’invecchiamento e di incrementare la massa muscolare e delle ossa. Le immunoglobuline contenute nel colostro (A, D, E ,G, M) sono utili per neutralizzare tossine e microbi nel sistema linfatico e circolatorio (la IgG), distruggere batteri (IgM), ed hanno un notevole effetto antivirale (IgE, ID).

Suggerimento. Il colostro contiene inoltre l’ormone PRP, che regola la ghiandola del timo, risultando quindi utile sia per stimolare il sistema immunitario sottotono, sia per diminuirne l’attività nelle malattie autoimmuni, caratterizzate da un’eccessiva reazione immunitaria, che si rivolta contro i tessuti del proprio organismo danneggiandoli (lupus, artrite reumatoide, allergie, sindrome della fatica cronica).

  • La lactofferina è una proteina antivirale, antibatterica, antinfiammatoria, contenuta nel colostro, che ha un effetto terapeutico nei confronti di HIV, cytomegalovirus, herpes, sindrome della fatica cronica, candida albicans, cancro e infezioni. Questa proteina rilascia ferro nei globuli rossi aumentando così l’ossigenazione dei tessuti, privandone i batteri che lo impiegano per la replicazione.

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Come rafforzare il sistema immunitario in modo naturale.

Per ultimo ma non per importanza abbiamo le proprietà benefiche del Ganoderma Lucidum (Reishi ) da cui derivano da 150 sostanze bioattive che questo fungo contiene quali: acidi Ganoderici (triterpene), amminoacidi, adenosine, steroli, lipidi, alcaloidi, polisaccaridi di alto peso molecolare, vitamine, minerali e più precisamente: germanio organico, ferro, calcio, magnesio, sodio, manganese, zinco, fosforo e le vitamine C, B, D incluso l’acido pantotenico, essenziale per la funzione nervosa.

Il Reishi è stato valutato positivamente per la sua attività antinfiammatoria grazie ad un componente che è stato isolato ed identificato come un analogo all’ idrocortisone, il quale però non possiede gli effetti collaterali tipici degli antinfiammatori steroidei e non steroidei. Il Ganoderma Lucidum può sia potenziare il meccanismo di difesa del corpo ma allo stesso tempo ridurre l’esagerata risposta immunitaria nel caso di iperattività del sistema immunitario.

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Perche si nasce alcalini e si muore acidi

Perche si nasce alcalini e si muore acidi

I disturbi legati all’iperacidità

La stanchezza cronica è la prima fase dell’acidità ed è il sintomo principale di un corpo eccessivamente acido e invaso da microrganismi nocivi, i quali consumano le riserve di elettroni che vengono utilizzate per produrre energia, e successivamente rigurgitano le loro scorie acide come risultato finale. Le tossine prodotte in un corpo acido riducono l’energia derivante dai carboidrati, dai grassi, dalle proteine e dai minerali, diminuendo la capacità dell’organismo di produrre gli enzimi, gli ormoni e gli altri prodotti chimici necessari per la vitalità delle cellule.

Ma vediamo i disturbi legati all’iperacidità: sovrappeso, allergie, intolleranze alimentari, stanchezza, vertigini, confusione mentale, disturbi dell’umore, diabete, ipercolesterolemia, osteoporosi, calcoli renali e biliari, impotenza, infertilità, disturbi mestruali, asma, bronchiti, dermatiti, tumori.

Una micotossina, l’acetaldeide, creata dai funghi che si trovano nel nostro organismo, riduce la forza e la resistenza, causa stanchezza eccessiva e confusione mentale, inibisce l’assorbimento di proteine e minerali alcalini, distrugge i neurotrasmettitori responsabili della trasmissione degli impulsi nervosi, si lega alle pareti dei globuli rossi, rendendoli meno flessibili e perciò meno capaci di entrare nei capillari. Ciò conduce alla privazione di ossigeno dei tessuti. Quando il fegato converte l’acetaldeide in alcool, questo produce gli stessi sintomi di una sbornia, con disorientamento spazio-temporale e confusione mentale.

Si nasce alcalini e si muore acidi

Il pH del nostro sangue è circa 7,36 , leggermente alcalino, e varia con un range molto ristretto, che va da 7,35 a 7,45; il valore ottimale viene mantenuto grazie a sistemi tampone che l’organismo possiede per bilanciare gli alimenti e le bevande acidificanti che introduciamo per nutrirci. Questi sistemi tampone, specie negli anziani, non sempre riescono a neutralizzare il surplus di acidità, per cui i residui acidi, se non eliminati, provocano uno stato del terreno biologico che prende il nome di acidosi. Se il pH del sangue va sotto 6.8 o sopra 7.8 le cellule non funzionano più e la persona muore.

Tutte le malattie e i malesseri psico-fisici sono una manifestazione estrema di un terreno biologico decisamente acido. Tutti i problemi di salute sono il risultato di acidità.

Candida e cistite
Batteri, lieviti, funghi e muffe esauriscono rapidamente le riserve di vitamine del complesso B e del ferro, fanno diminuire la glicemia (evento che provoca ulteriore stanchezza, scarsa resistenza e debolezza), danneggiano il tessuto nervoso e la guaina mielinica che protegge i nervi e permette la trasmissione degli impulsi nervosi, mentre lo stesso basso livello di energia crea in un circolo vizioso la degenerazione biologica delle cellule e la crescita di altri microrganismi nocivi.

Acidi e diabete
Il diabete è sempre collegato con una bassa energia e un’elevata acidità, dovuta ad acidi alimentari e metabolici e a una crescita microbica in eccesso. Lo zucchero non è una fonte di energia, bensì un rifiuto acido prodotto dalla distruzione delle cellule corporee. Più zucchero o acido mangiamo, più rischiamo un incremento di batteri, lieviti e muffe; le loro tossine sovraccaricano e avvelenano il pancreas, il fegato e le ghiandole surrenali.

Nel diabete tipo 1 esiste una carenza di insulina, che è proprio un ormone alcalinizzante che controlla lo zucchero (acido) del sangue; il glucosio nel sangue è un acido e viene aumentato da uno stile di vita stressante e da una dieta acida. I diabetici hanno livelli di zucchero nel sangue bassi o normali quando il pH delle urine è alcalino (superiore a 7,2) e livelli elevati quando il pH è basso.

Il diabete tipo 2 è il risultato finale del consumo di enormi quantità di zucchero, di carboidrati raffinati e di proteine animali, specialmente in mancanza di una regolare attività fisica, che potrebbe aiutare a compensare tali comportamenti dietetici.

Allergie e intolleranze alimentari
Le allergie e le intolleranze alimentari, sempre più frequenti nel mondo occidentale, sono provocate dai cibi acidi. Nelle allergie le reazioni insorgono con manifestazioni improvvise e possono portare anche alla morte, come nel caso di ingestione di arachidi o crostacei, mentre le intolleranze alimentari possono manifestarsi dopo giorni o settimane dall’assunzione, in quanto occorre del tempo affinché i residui acidi possano accumularsi nel corpo al punto tale da sovraccaricarlo e farlo alla fine reagire. Tali reazioni sono solo l’espressione del tentativo dell’organismo di disfarsi degli acidi in ogni modo possibile.

Acidi e colesterolo
Non è il colesterolo, costituente fondamentale della membrana cellulare e della parete delle arterie, a provocare attacchi cardiaci o ictus, ma sono gli acidi alimentari, ambientali e metabolici a farlo. Abbassare il colesterolo con farmaci chimici, senza diminuire l’esposizione agli acidi, è una soluzione disastrosa. Se il corpo è iperacido, nel senso che ci sono troppi acidi da dover smaltire tramite l’urina, il sudore, le feci e il respiro, l’organismo cerca di preservarsi e al fine di proteggersi dagli effetti tossici degli acidi, rilascia colesterolo dal fegato per tamponarli. Il livello di colesterolo e il rischio di infarto cardiaco e di ictus aumentano con l’innalzarsi del livello di acido. Basta ridurre i cibi acidi e fare dell’attività fisica per ridurre il colesterolo nel sangue.

Acidi e osteoporosi
La causa dell’osteoporosi è il disperato tentativo da parte dell’organismo di neutralizzare gli acidi nel sangue e nei tessuti, utilizzando minerali alcalini che servirebbero a rafforzare la struttura ossea. La perdita di massa ossea è un’inevitabile conseguenza di una dieta e di uno stile di vita acidi. L’errore più grossolano che oggi si possa compiere per prevenire l’osteoporosi è far mangiare alle persone formaggi e dire loro di bere latte. Invece, il latte e i formaggi sono tra le cause principali dell’osteoporosi perché il calcio in essi contenuto va nel sangue, aumentando la calcemia in modo brusco. Per tale motivo, l’organismo cercherà di riportare i livelli alla normalità eliminando il calcio in eccesso attraverso l’urina.

Inoltre, il calcio preso dal latte e derivati, sottoposti ai processi di omogeneizzazione e di pastorizzazione con la conseguente distruzione della struttura cristallina del latte, viene trasformato da organico in inorganico, per cui esso non può essere assorbito dall’intestino e ovviamente non può essere fissato dalle ossa. Nel frattempo, poiché i latticini sono tra gli alimenti più acidificanti che possiamo ingerire, si attiveranno i sistemi tampone dell’organismo per alcalinizzare il sangue e i tessuti. Risultato: bere latte e mangiare formaggi aggrava l’osteoporosi.

La causa di eczemi, infiammazioni, polipi, cisti, calcoli, noduli, fibromi ecc.

Quando il corpo cerca di disfarsi degli acidi attraverso la pelle, si verificano eczemi, acne, foruncoli; oppure nel tessuto connettivo si verificano cefalee, crampi muscolari, dolori, edemi, infiammazioni, fino ad avere sintomi cronici, collegati con l’impossibilità di neutralizzare o eliminare gli acidi.

Quando i residui acidi si accumulano nel corpo ed entrano nel flusso sanguigno, il sistema circolatorio cercherà di liberarsene sotto forma gassosa attraverso i polmoni, o liquida attraverso i reni. Se ci sono troppi rifiuti acidi da gestire, essi si depositano negli organi (cuore, pancreas, fegato, intestino) o nei tessuti grassi, formando polipi, cisti, calcoli acidi, noduli, fibromi, ritenzione idrica, tumori; questo processo di demolizione e smaltimento dei residui acidi è l’invecchiamento, che conduce alla fine alle malattie degenerative e ai tumori.

Il valore pH

Fra tutti gli equilibri che il corpo umano si sforza di mantenere, il più importante è quello acido-alcalino. Il corpo umano è stato concepito per essere alcalino e farà di tutto per conservarsi lievemente alcalino. Ma tutte le funzioni corporee producono effetti acidi, perché il corpo è alcalino nella struttura e acido nella funzione; questo significa che il corpo ha bisogno di carburante alcalino (frutta e verdura), mentre gli acidi sono il sottoprodotto di tutta l’attività metabolica. Se a tale attività si aggiunge un enorme disordine alimentare, si verifica la massiva iperacidificazione di cellule, tessuti, organi e, infine, del sangue, aprendo le porte alle patologie croniche.

Le sette fasi in cui si rivela l’acidità

  • Perdita di energia;
  • Irritabilità della mucosa dei visceri, come nel colon irritabile o spastico;
  • Produzione di muco e congestione delle mucose;
  • Infiammazione cronica;
  • Sclerosi (indurimento) dei tessuti molli, che crea connettività, fibromialgia, placche arteriose;
  • Ulcerazione delle mucose;
  • Degenerazione dei tessuti (diabete, cardiopatie, ictus, sclerosi multipla, tumori).

Quali i consigli?
Un programma efficace di disintossicazione corporea deve quindi comprendere uno stile di vita volto ad eliminare gli acidi dall’organismo, bevendo una quantità di acqua alcalina, svuotando il colon di feci ristagnanti, incrementando la respirazione per eliminare l’anidride carbonica e immettere una maggiore quantità di ossigeno che si aggancia agli acidi spingendoli all’esterno del corpo, depurando il fegato e i reni, aprendo i pori delle pelle tramite la sudorazione.

Un ottimo integratore potrebbe essere il Probalance della LR Health & Beauty che riesce a riportare a livelli normali il PH.

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Perche si nasce alcalini e si muore acidi